Lezioni di musica e abusi: per la Cassazione non servono perizie psicologiche se il racconto è credibile - Cass. Pen., Sez. IV, sent. 18 marzo 2026 n. 10440
In tema di violenza sessuale su minori, la testimonianza della persona offesa infraquattordicenne può fondare da sola l’affermazione di responsabilità penale dell’imputato, purché il giudice dia conto, con motivazione logica e non manifestamente illogica, della sua attendibilità intrinseca ed estrinseca; non è necessaria una perizia psicologica sulla capacità a testimoniare in assenza di indicatori patologici, né le marginali discrasie del narrato incidono sulla credibilità quando il nucleo essenziale dei fatti risulti coerente e riscontrato.
È inammissibile il ricorso che solleciti una rivalutazione del merito sotto il profilo del “ragionevole dubbio”.
I fatti, avvenuti a Roma tra il 2017 e il 2018, emergono lentamente. Una delle bambine, vinta dall’imbarazzo, affida a un biglietto scritto a mano il racconto del disagio vissuto durante le lezioni di musica. È da quel foglio, consegnato alla madre, che prende avvio l’indagine.
I genitori ascoltano con difficoltà i racconti delle figlie: versioni non perfettamente sovrapponibili, come accade quando bambini di otto o nove anni cercano di spiegare qualcosa che non comprendono del tutto ma avvertono come sbagliato. I dettagli variano, il nucleo resta immutato: lo stesso gesto, nello stesso momento, durante la lezione.
Secondo l’accusa, poi accolta dai giudici di merito, l’uomo sfruttava il contesto e la fiducia accordatagli. Nel corso delle lezioni prendeva i piedi delle allieve e li poggiava sulle proprie parti intime, trattenendoli.
Violenza sessuale – Minori – Violenza sessuale su minori - Atti sessuali con minorenne - Testimonianza del minore - Attendibilità della persona offesa - Perizia psicologica - Incidente probatorio - Rif. Leg. artt. 61 comma 1 nn. 5 e 11, 609 - bis, 609 – ter, ultimo comma, e 609 - quater cod. pen.,
I fatti, avvenuti a Roma tra il 2017 e il 2018, emergono lentamente. Una delle bambine, vinta dall’imbarazzo, affida a un biglietto scritto a mano il racconto del disagio vissuto durante le lezioni di musica. È da quel foglio, consegnato alla madre, che prende avvio l’indagine.
I genitori ascoltano con difficoltà i racconti delle figlie: versioni non perfettamente sovrapponibili, come accade quando bambini di otto o nove anni cercano di spiegare qualcosa che non comprendono del tutto ma avvertono come sbagliato. I dettagli variano, il nucleo resta immutato: lo stesso gesto, nello stesso momento, durante la lezione.
Secondo l’accusa, poi accolta dai giudici di merito, l’uomo sfruttava il contesto e la fiducia accordatagli. Nel corso delle lezioni prendeva i piedi delle allieve e li poggiava sulle proprie parti intime, trattenendoli.
editor: Cianciolo Valeria
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