Può essere alienata da uno dei coniugi anche senza il consenso dell'altro la quota di casa coniugale, in caso di dichiarazione di fallimento dello stesso. Corte di Cass. sent del 5 aprile 2017 n° 8803
Se una coppia di coniugi è in comunione dei beni e uno dei due viene dichiarato «fallito» dal tribunale, si scioglie automaticamente la comunione nel momento stesso del deposito della sentenza di fallimento e la coppia di coniugi si considera in regime di separazione dei beni.
Uno dei principali effetti del fallimento del marito o della moglie si riversa sulla casa coniugale
che prima rientrava nella comunione. Se durante la comunione legale dei
beni un coniuge non può mai vendere la propria metà, lo può fare quando
invece cessa la comunione e si passa in un regime di «comunione
ordinaria». In tal caso, il coniuge non fallito può vendere il suo 50%
di proprietà ideale della casa. L'atto di vendita di metà della casa è
quindi valido e ha effetto anche nei confronti dell'altro coniuge, anche
se disapprova la vendita. quando si verifica una delle cause di scioglimento della comunione, i
beni cadono in comunione ordinaria e il coniuge che ha conservato il
potere di disporre della propria quota può alienarla «liberamente e
separatamente». Confermata la possibilità di vendere il bene per la
propria metà anche senza il consenso dell'altro coniuge.
editor: Zadnik Francesca
|
Giovedì, 10 Settembre 2026
Divisione ereditaria e pregiudizialità - Cass. Civ., Sez. II, 28 agosto 2026 ... |
|
Venerdì, 4 Settembre 2026
Divisione ereditaria - Cass. Civ., 30 agosto 2026 n. 24855 |
|
Lunedì, 13 Luglio 2026
Divisione ereditaria e fabbricati abusivi: nullità dello scioglimento della comunione e possibilità ... |
|
Martedì, 16 Giugno 2026
Collazione ereditaria e dazioni di denaro per acquisto di casa e autovettura: ... |



