La convivenza di cui parla il T.U. immigrazione non ha i caratteri della convivenza more uxorio - Cass. Pen., Sez. I, Sent. 21 aprile 2021 n. 15114

La convivenza di cui parla il T.U. immigrazione non ha i caratteri della convivenza more uxorio - Cass. Pen., Sez. I, Sent. 21 aprile 2021 n. 15114

L'art. 19, 2° co., lett. c), D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286 prevede un divieto di espulsione per motivi di convivenza col cittadino italiano sancendo l'inespellibilità «degli stranieri conviventi con parenti entro il secondo grado o con il coniuge, di nazionalità italiana». Lo straniero che si trovi nelle circostanze indicate dalla norma in esame ha diritto di ottenere un permesso di soggiorno per motivi familiari ai sensi dell'art. 28, lett. b), D.P.R. 31.8.1999, n. 394 (Regolamento di attuazione del t.u. immigrazione), anche se è entrato in Italia irregolarmente o se il suo soggiorno è divenuto irregolare prima di ricongiungersi con il parente italiano. Il divieto di espulsione mira a tutelare il diritto all'unità familiare dei parenti o del coniuge di cittadini italiani.

giovedì, 22 aprile 2021
Giurisprudenza | Stranieri | Legittimità
Cass. Pen., Sez. I, sent. 21 aprile 2021 n. 15114 - Pres. Bricchetti, Cons. Rel. Centofanti per visualizzare l'allegato è necessario autenticarsi

Il divieto di espulsione previsto dall'art. 19, comma 2, lettera c), D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286 (T.U. Immigrazione), presuppone la convivenza dello straniero con un parente entro il secondo grado di nazionalità italiana, ad integrare la quale (convivenza) non è necessaria l'esistenza di una relazione interpersonale caratterizzata da una stabile comunanza di vita e di affetti come quella della convivenza more uxorio. La convivenza di cui parla l'art. 19 del D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286 fa riferimento a qualsiasi convivenza che tragga titolo dal rapporto di parentela entro il secondo grado.
Stranieri - Cause ostative all'espulsione - Convivenza - Rif. Leg. 19, comma 2 lett. c) D.Lgs. 286/1998

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