Azione revocatoria esperibile in presenza di scientia damni. Cass. 11 settembre 2020 n. 25857

Azione revocatoria esperibile in presenza di scientia damni. Cass. 11 settembre 2020 n. 25857

Si ringraziano la Collega Avv. Michela Labriola e la Dott.ssa dott.ssa Maria Laterza per la cortese segnalazione del provvedimento

La Suprema Corte di Cassazione, con ordinanza n.25857 dell’11 settembre 2020, con riguardo all’azione revocatoria esperita dalla madre contro l’atto di alienazione immobiliare stipulato dal padre, debitore dell’assegno di mantenimento in favore del figlio minorenne, sancisce l’irrilevanza della prova della partecipatio fraudis del terzo.

Nel caso di specie, l’atto di disposizione di cui si chiede la revoca era stato rogato il 26 giugno 2002 mentre, di converso, la madre del minore aveva agito, per conseguire una contribuzione del padre alle spese di mantenimento del figlio, con domanda proposta davanti al giudice civile il 12 giugno 2002.

Il principio proprio della materia familiare, per il quale la domanda con cui uno dei genitori abbia chiesto la condanna dell’altro al pagamento di un assegno di mantenimento per i figli va accolta, in mancanza di espresse limitazioni, con decorrenza dalla data della sua proposizione e non da quella della sentenza, rende pacifica l’anteriorità della domanda giudiziale di condanna del padre alla corresponsione di un assegno di mantenimento rispetto all’atto di disposizione; pertanto, ai fini dell’elemento soggettivo da verificare nella fattispecie, un tale atto va qualificato successivo alle ragioni di credito.

Ne consegue la necessità che l’analisi del compendio probatorio si fondi non sulla prova della partecipatio fraudis bensì sulla mera consapevolezza del pregiudizio delle ragioni creditorie – scientia damni – in capo al terzo.

Per il mancato esame del caso in tal modo, i giudici di legittimità hanno accolto il ricorso in applicazione del seguente principio di diritto: «poiché il credito vantato dal genitore per il contributo da parte dell’altro genitore al mantenimento del figlio minore regolarmente riconosciuto è da ritenersi insorto non oltre il momento della proposizione della relativa domanda, ai fini dell’azione revocatoria ordinaria avente ad oggetto un’alienazione immobiliare posta in essere dopo la proposizione di una tale domanda, quel credito va qualificato come insorto anteriormente all’alienazione ed è allora sufficiente, ad integrare l’elemento soggettivo della revocatoria dispiegata contro il genitore inadempiente alienante, che il terzo acquirente sia stato consapevole del pregiudizio delle ragioni creditorie, non occorrendo pure la prova della partecipatio fraudis e cioè della conoscenza, da parte di quest’ultimo, della dolosa preordinazione dell’alienazione ad opera del disponente rispetto al credito».

Pertanto, non trova accoglimento l’analisi condotta dalla corte territoriale in ossequio al precedente orientamento giurisprudenziale, in base al quale è esclusa la legittimazione all’azione revocatoria in capo all’aspirante all’assegno di mantenimento prima del provvedimento presidenziale -insorgendo con quest’ultimo il relativo credito-, poiché detto principio è stato enunciato senza specifico riferimento all’elemento soggettivo del terzo rilevante ai fini dell’azione revocatoria.


Corte di Cassazione, sez. III, Est. De Stefano, Ordinanza 11 settembre 2020 n. 25857 per visualizzare l'allegato è necessario autenticarsi

La Suprema Corte di Cassazione, con ordinanza n.25857 dell’11 settembre 2020, con riguardo all’azione revocatoria esperita dalla madre contro l’atto di alienazione immobiliare stipulato dal padre, debitore dell’assegno di mantenimento in favore del figlio minorenne, sancisce l’irrilevanza della prova della partecipatio fraudis del terzo.

Nel caso di specie, l’atto di disposizione di cui si chiede la revoca era stato rogato il 26 giugno 2002 mentre, di converso, la madre del minore aveva agito, per conseguire una contribuzione del padre alle spese di mantenimento del figlio, con domanda proposta davanti al giudice civile il 12 giugno 2002.

Il principio proprio della materia familiare, per il quale la domanda con cui uno dei genitori abbia chiesto la condanna dell’altro al pagamento di un assegno di mantenimento per i figli va accolta, in mancanza di espresse limitazioni, con decorrenza dalla data della sua proposizione e non da quella della sentenza, rende pacifica l’anteriorità della domanda giudiziale di condanna del padre alla corresponsione di un assegno di mantenimento rispetto all’atto di disposizione; pertanto, ai fini dell’elemento soggettivo da verificare nella fattispecie, un tale atto va qualificato successivo alle ragioni di credito.

Ne consegue la necessità che l’analisi del compendio probatorio si fondi non sulla prova della partecipatio fraudis bensì sulla mera consapevolezza del pregiudizio delle ragioni creditorie – scientia damni – in capo al terzo.

Per il mancato esame del caso in tal modo, i giudici di legittimità hanno accolto il ricorso in applicazione del seguente principio di diritto: «poiché il credito vantato dal genitore per il contributo da parte dell’altro genitore al mantenimento del figlio minore regolarmente riconosciuto è da ritenersi insorto non oltre il momento della proposizione della relativa domanda, ai fini dell’azione revocatoria ordinaria avente ad oggetto un’alienazione immobiliare posta in essere dopo la proposizione di una tale domanda, quel credito va qualificato come insorto anteriormente all’alienazione ed è allora sufficiente, ad integrare l’elemento soggettivo della revocatoria dispiegata contro il genitore inadempiente alienante, che il terzo acquirente sia stato consapevole del pregiudizio delle ragioni creditorie, non occorrendo pure la prova della partecipatio fraudis e cioè della conoscenza, da parte di quest’ultimo, della dolosa preordinazione dell’alienazione ad opera del disponente rispetto al credito».

Pertanto, non trova accoglimento l’analisi condotta dalla corte territoriale in ossequio al precedente orientamento giurisprudenziale, in base al quale è esclusa la legittimazione all’azione revocatoria in capo all’aspirante all’assegno di mantenimento prima del provvedimento presidenziale -insorgendo con quest’ultimo il relativo credito-, poiché detto principio è stato enunciato senza specifico riferimento all’elemento soggettivo del terzo rilevante ai fini dell’azione revocatoria.

AZIONE REVOCATORIA – compravendita immobiliare – elemento soggettivo – assegno di mantenimento per il figlio

Rif. Leg. Art. 2901 cod.civ., art. 148 cod.civ.   

 

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