C.T.U. nei procedimenti in materia di Famiglia e Minori. Esperienze, criticità dei quesiti peritali e proposte operative.

C.T.U. nei procedimenti in materia di Famiglia e Minori. Esperienze, criticità dei quesiti peritali e proposte operative.

Per i tipi della Pacini Giuridica è appena uscito il volume che si segnala a cura di Marino Maglietta e Arturo Maniaci, con contributi di vari autori che offrono un’indagine sul campo in materia di consulenze tecniche disposte nell’ambito dei giudizi in materia di famiglia e minori, tenendo conto anche delle novità apportate dalla legge 206 del 26.11.21.

Lo strumento della perizia è mezzo di valutazione ampiamente utilizzato dai tribunali per comprendere le dinamiche interne alle relazioni familiari, spesso con un’intromissione eccedente lo stretto necessario, ove si tende ad indagare profili di personalità dei genitori che poco o nulla hanno a che vedere con il requisito dell’idoneità genitoriale.

L’opera si avvale di un’ampia ricerca, dipanatasi nel corso degli ultimi tre lustri, attraverso la raccolta di oltre 700 quesiti peritali, provenienti da 100 differenti sedi giudiziarie.

Molte le differenze rilevate nei quesiti, tante anche le criticità segnalate: dalla scarsa aderenza al dettato normativo in materia di affidamento condiviso, all’improprio mandato al ctu nella scelta del modello di affidamento, con un sostanziale oscuramento dei diritti dei figli, alla delega al ctu dell’attività di ascolto del minore, al discusso fenomeno dell’alienazione parentale, sino alla constatazione della sempre più pregnante incidenza della prova scientifica nel processo.

L’ultima sezione, la terza, è ricca di contributi esperienziali portati da giuristi e psicologhe che esaminano le aporie più evidenti: dalla necessità di tenere ben distinte l’attività di mediazione familiare dall’operato del consulente tecnico, alla individuazione di criteri rispettosi del diritto di difesa nell’ambito delle attività del Tribunale per i Minorenni, alla commistione di ruoli emergenti nelle prassi, alla necessità di demitizzare una serie di luoghi comuni e di definire la forma linguistica più idonea per i quesiti tecnici, alla opportunità di delimitare le aree di intervento del sistema giustizia rispetto ai servizi socio-assistenziali, alla considerazione del delicato sistema che sovraintende alla genitorialità ed alla trasmissione al minore delle competenze necessarie per affrontare la vita; sino al contestato tema della consulenza trasformativa.

Ne deriva un’analisi attenta e scrupolosa di un’attività che tocca diverse professionalità e saperi, rispetto alla quale lo stesso legislatore della legge delega (206/2021) prevede interventi normativi diretti a rivedere molti requisiti: il percorso di iscrizione dei consulenti presso i tribunali, la distinzione delle varie figure professionali, la creazione di un albo unico nazionale, l’introduzione di obblighi di formazione continua, l’istituzione di commissioni di verifica e controllo di regolarità delle nomine.

Significativo nella riforma il passaggio (comma 23 lettera b) in forza del quale, qualora il giudice ritenga di avvalersi dell’ausilio di un consulente, quest’ultimo si deve attenere ai protocolli e alle metodologie riconosciuti dalla comunità scientifica, senza effettuare valutazioni su caratteristiche e profili di personalità estranee agli stessi.

(Cesare Fossati)