Affidamento paritetico alternato: la soluzione?
di Bruno De Filippis, magistrato
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Dopo l’iniziale “ritardo” nell’introduzione del divorzio nel nostro ordinamento, che aveva reso l’Italia, insieme con l’Irlanda, l’ultimo baluardo dell’ancien regime (del vecchio modo di pensare e vivere il rapporto a due), le separazioni e i divorzi si sono diffusi a macchia d’olio, portandoci rapidamente a livello dell’altissima media europea. Un matrimonio su due termina prematuramente e quelli che rimangono in piedi spesso vanno avanti per mera inerzia. Il modello del futuro, a giudicare da quanto risulti difficile vivere in due, ingabbiati in uno schema troppo rigido, sembra avere come parole d’ordine: solitudine e libertà. La società liquida, con il suo relativismo e l’attrazione eraclitea verso rapporti orientati su di un presente perenne e fluido, piuttosto che sulla costruzione progressiva di assetti stabili, sembra destinata ad affermarsi prepotentemente.
Il contesto che si offre all’analisi, più che di crisi della coppia, parla di crisi del matrimonio tradizionale. Il desiderio di essere coppia, nella sua dimensione platoniana di completamento del sé, resta valido e continua a orientare le azioni e i sogni individuali.
Se ciò è vero, i tentativi di risolvere “il problema dei figli”, assicurando il loro benessere, non solo quando si rompe una coppia, ma quando la società e la cultura accettino e prevedano che le coppie siano statisticamente destinate a mutare, acquista un’importanza ancora maggiore. In ragione di ciò, la nuova proposta dell’affidamento paritetico alternato, come golden standard in grado di garantire l’interesse del minore, rivela la sua validità non solo nel presente, ma anche nell’indicata proiezione futura.
Il modello proposto, previa abolizione del genitore affidatario o convivente e di ogni alta forma di prevalenza di uno dei due sull’altro, consiste nel far sì che il figlio viva periodicamente per un certo numero continuativo di giorni con il padre e altrettanti con la madre [1], restando pienamente immerso nella realtà quotidiana di entrambi.
Come avviene per ogni proposta innovativa, il modello è oggetto di critiche. La discussione è aperta ed è auspicabile che si svolga nel modo più ampio possibile, per arrivare a una soluzione condivisa, con una “costruzione dal basso”, che parta da mille “periferie” e dalle sedi territoriali in cui cultura e società vivono e influenzano le regole, che poi la legge cristallizza.
Le critiche al modello, per quanto riguarda il profilo della Parità, sono ormai portate solo da coloro i quali credono che l’uomo e la donna siano, per natura, destinati a ruoli differenti e che la genitorialità non sia una caratteristica della persona, ma derivi dalla sessualità. Rifiutare la parità nell’ambito della genitorialità significa credere che “I figli sono della mamma”, che “La casa è il regno della donna” e che quest’ultima debba occuparsi della prole, mentre l’uomo deve dedicarsi al lavoro esterno (nei primordi, alla caccia).
Più qualificate, ma ugualmente prive di spessore, sono le critiche al concetto di alternanza, basate sulla famosa idea del “pacco”. Il bambino spostato periodicamente da una casa all’altra sarebbe considerato un “pacco”, ignorando le sue esigenze di stabilità e punti fermi.
Al riguardo si osserva che, applicando questo concetto, ogni facoltà di frequentazione del genitore non convivente dovrebbe essere negata, poiché la stessa cosa si può dire in tutte le frammentate occasioni di prelievo e restituzione del minore. È anzi evidente che limitare gli spostamenti, facendone uno alla settimana o simili, piuttosto che innumerevoli nel corso dello stesso giorno o della stessa settimana, riduce il senso di instabilità e provvisorietà.
Ugualmente errato è sostenere che il figlio abbia “bisogno” di un centro di riferimento abitativo unico. Affermare ciò equivale a ripetere le discussioni anteriori al 2006, quando qualcuno diceva che il minore doveva avere un solo “padrone”, così negando il valore della bigenitorialità.
Non c’è bisogno di ricorrere a studi psicologici per sostenere che una persona può sentirsi a proprio agio e pienamente a casa propria in due luoghi diversi, se ugualmente riconosciuti dal punto di vista affettivo (es: abitazione principale e casa al mare). Indurre a spostamenti un anziano può essere arduo, ma, per un giovane, la varietà è piacevole e arricchisce.
Infine, si deve rilevare che la preferenza per il modello alternato è tendenziale. Esso deve essere applicato quando possibile e nelle forme in cui sia possibile, con una semplice applicazione di buon senso, attribuendogli preferenza, perché realizza l’idea della bigenitorialità, solennemente e definitivamente affermata con la riforma del 2006.
[1] Per una compiuta descrizione del modello, si veda de Filippis, Camerini, Gargiulo, Affidamento Paritetico Alternato, Wolters Kluwer 2026.
editor: Fossati Cesare
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