L’infermità mentale che comporta la totale incapacità di intendere e di volere della beneficiaria determina l’interdizione. Tribunale di Savona, sent. 29 aprile 2026
L'amministrazione di sostegno si distingue dall'interdizione in quanto quest’ultima sancisce una relazione particolare fra tutore e tutelato, tale da rendere giuridicamente rilevante il dovere di preoccuparsi di un altro soggetto e non soltanto con una generica e indefinibile "presa in carico". La tutela, pertanto, è l'unico strumento che legittimi una collocazione protratta, anche contro la volontà dell'interessato, e una sostituzione al paziente nel consenso a terapie e trattamenti sanitari e chirurgici ovvero nella scelta di modalità assistenziali. In ciò consiste il quid pluris di protezione che l'interdizione può assicurare, ai sensi dell'art. 414 c.c., in presenza di una condizione di abituale infermità cui necessita una rappresentanza integrale nella gestione di tutti propri interessi.
In conformità alle finalità della legge e all'intento del legislatore di mantenere volontariamente sfumati i contorni tra capacità ed incapacità di agire, colui che è sottoposto ad amministrazione di sostegno è pienamente capace in relazione agli atti per i quali non è prevista una specifica incapacità, e la sua condizione giuridica è differenziata da quella dell'interdetto, salvo nel caso in cui il Giudice non compia una valutazione ad hoc in ordine alla necessità di assimilarne la tutela.
In applicazione di tali principi giurisprudenziali, qualora l'esame personale della beneficiaria abbia confermato la gravità della malattia tale da renderla totalmente incapace di intendere e di volere, la misura più adeguata è l'interdizione, non potendo trovare utile applicazione la diversa e più blanda misura dell'amministrazione di sostegno.
Rif. Leg. Artt. 411, 357, 38, 371 c.c.
Amministrazione di sostegno – Tutela – Potere / Dovere di cura – Sostituzione – Capacità di agire – Limitazioni – Incapacità di intendere e di volere - Interdizione
editor: Fossati Cesare
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