Successioni mortis causa. La delazione che segue l’apertura della successione non basta per l’acquisto della qualità di erede - Tribunale Torre Annunziata, Sez. II, Sent., 13 ottobre 2025, n. 2241

Giovedì, 6 Novembre 2025
Giurisprudenza | Merito | Successioni Sezione Ondif di Torre Annunziata
Tribunale Torre Annunziata, Sez. II, Sent., 13 ottobre 2025, n. 2241; Dott. Francesco Coppola per visualizzare l'allegato è necessario autenticarsi

In tema di successioni mortis causa, la delazione che segue l’apertura della successione, pur rappresentandone un presupposto, non è di per sé sola sufficiente all’acquisto della qualità di erede, essendo a tale effetto necessaria anche, da parte del chiamato, l’accettazione, mediante aditio oppure per effetto di pro herede gestio, oppure per la ricorrenza delle condizioni di cui all’art. 485 c.c. Ne consegue che, in ipotesi di giudizio instaurato nei confronti del preteso erede per debiti del de cuius, incombe su chi agisce, in applicazione del principio generale di cui all’art. 2697 c.c., l’onere di provare l’assunzione da parte del convenuto della qualità di erede, la quale non può desumersi dalla mera chiamata all’eredità, non essendo prevista alcuna presunzione in tal senso, ma consegue solo all’accettazione dell’eredità, espressa o tacita, la cui ricorrenza rappresenta, quindi, un elemento costitutivo del diritto azionato nei confronti del soggetto evocato in giudizio nella predetta qualità.



Successioni - Successioni mortis causa – Delazione – Acquisto della qualità di erede - Apertura della successione – Debiti del de cuius; Rif. Leg. Artt. 485 e 2697 c.c.

editor: Ferrandi Francesca