Non esiste distinguo tra "vittima dei maltrattamenti" diretti e vittima dei "maltrattamenti assistiti" - Cass. Pen., Sez. VI, sent. 17 gennaio 2025 n. 2079
Martedì, 21 Gennaio 2025
Giurisprudenza
| Legittimità
| Diritto penale della famiglia
| Maltrattamenti e stalking
Il delitto di maltrattamenti è configurabile anche nel caso in cui i comportamenti vessatori non siano rivolti direttamente in danno dei figli minori, ma li coinvolgano indirettamente, come involontari spettatori delle liti tra i genitori che si svolgono all'interno delle mura domestiche (c.d. violenza assistita), sempre che sia stata accertata l'abitualità delle condotte e la loro idoneità a cagionare uno stato di sofferenza psicofisica nei minori spettatori passivi.
I maltrattamenti inflitti da un coniuge all'altro in presenza dei figli possono condurre alla dichiarazione di decadenza dalla potestà genitoriale, a norma dell'art. 330 cod. civ., per le inevitabili ripercussioni negative sull'equilibrio fisiopsichico della prole e sulla serenità dell'ambiente familiare.
Diritto penale della famiglia – Maltrattamenti - Maltrattamenti diretti - Maltrattamenti assistiti - Decadenza dalla responsabilità genitoriale – Allontanamento - Rif. Leg. art. 330 cod. civ.; art. 572 cod. pen.; art. 309, comma 9, terzo periodo, cod. proc. pen.; artt. 30 e 31 Cost.
editor: Cianciolo Valeria
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