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Irrevocabile il consenso al divorzio manifestato nel procedimento ex art. 473-bis.49 c.p.c. a domanda congiunta. Tribunale di Vicenza, 11 giugno 2024

Tribunale di Vicenza, Est. Conti, sentenza 11.06.24 per visualizzare l'allegato è necessario autenticarsi

Considerato che con il procedimento instaurato ai sensi dell’art. 473-bis.49 c.p.c., le parti liberamente chiedono, in definitiva, lo scioglimento dal vincolo coniugale e su tale decisione fondano, nei casi di ricorso congiunto, il loro accordo, previo passaggio dalla fase di separazione, obbligatoria per legge, la revoca del consenso da parte di uno dei coniugi, mentre non preclude al tribunale il riscontro dei presupposti necessari per la pronuncia del divorzio, è inammissibile sotto il profilo del merito, dal momento che la natura negoziale e processuale dell'accordo intervenuto tra le parti in ordine alle condizioni del divorzio e alla scelta dell'iter processuale esclude la possibilità di ripensamenti unilaterali, configurandosi la fattispecie non già come somma di distinte domande di divorzio o come adesione di una delle parti alla domanda dell'altra, ma come iniziativa comune e paritetica, rinunciabile soltanto da parte di entrambi i coniugi.

Conf. Cass., Sez. 6^, 13/02/2018, n. 10463; Cass., Sez. 1^, 8/07/1998, n. 6664

 

Rif. Leg. Artt. 473-bis.49, 473-bis.51 c.p.c. 

Cumulo di domande di separazione e divorzio – Domanda congiunta – Revoca del consenso

Depositato nanti il Tribunale di Vicenza il ricorso congiunto per la separazione personale dei coniugi e per la cessazione degli effetti civili del loro matrimonio alle medesime condizioni concordate per la separazione personale, già fissata l’udienza per la pronuncia della sentenza di cessazione degli effetti civili del matrimonio, come dalle parti richiesto congiuntamente una volta decorso il termine semestrale di legge, passata in giudicato la sentenza di separazione, si è costituito con il nuovo difensore il solo marito che ha precisato le proprie conclusioni rimettendosi al Collegio e chiedendo la condanna alle spese della moglie nell’ipotesi di dichiarazione di improcedibilità del giudizio.

Ritenendo che a tale procedimento vada applicata la previgente giurisprudenza di legittimità che sosteneva l’irrevocabilità del consenso, una volta ritualmente manifestato, nei procedimenti di divorzio congiunto, il Collegio pronuncia la cessazione degli effetti civili del matrimonio tra le parti alle condizioni inizialmente richieste.

Il decorso del termine di legge semestrale, il passaggio in giudicato della sentenza parziale di separazione, nonché l’impossibilità della ricostituzione della comunione materiale e spirituale dei coniugi costituiscono i requisiti per la pronuncia di cessazione degli effetti civili del matrimonio.

In assenza di sopravvenienze, viene confermata la omologazione delle condizioni di divorzio identiche a quelle della fase di separazione, già omologate dal Collegio.

Spese legali integralmente compensate tra le parti in ragione della forma congiunta dell’istanza introduttiva del procedimento.


* si ringrazia l'avv. Alessandra Guerrato Trissino, presidente Ondif sez. Vicenza

editor: Fossati Cesare