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Assegno divorzile al coniuge che ha sacrificato la propria carriera per dedicarsi alla famiglia e all’attività professionale dell’altro. Cass., Sez. I Civ., Ord. 21 maggio 2024 n. 14183

Lunedì, 17 Giugno 2024
Giurisprudenza | Mantenimento | Divorzio | Legittimità
Cass, Sez. I, Est. Russo, ord. 21.05.24 n.14183 per visualizzare l'allegato è necessario autenticarsi

All'assegno divorzile in favore dell'ex coniuge deve attribuirsi, oltre alla natura assistenziale, anche natura perequativo-compensativa, che discende direttamente dalla declinazione del principio costituzionale di solidarietà e conduce al riconoscimento di un contributo volto a consentire al coniuge richiedente non il conseguimento dell'autosufficienza economica sulla base di un parametro astratto, bensì il raggiungimento in concreto di un livello reddituale adeguato al contributo fornito nella realizzazione della vita familiare, in particolare tenendo conto delle aspettative professionali sacrificate.

Conf. Cass. Sez. Un n. 18287 del 11.07.2018.

Rif. Leg. Art. 5 Legge 1 dicembre 1970 n. 898 e ss.mm.ii.

Assegno divorzile: finalità assistenziale, perequativo - compensativa – Soccombenza – Condanna alle spese

La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il primo motivo di impugnazione giacchè fondato su censure che richiamano, di fatto, gli argomenti già esaminati dalla Corte d'Appello, la quale, piuttosto, si è rigorosamente attenuta ai principi enunciati dalla Suprema Corte in tema di assegno divorzile, dopo avere accertato che, per dedicarsi alla famiglia e supportare l'attività professionale del coniuge, la richiedente ha rinunciato a prospettive di carriera e all’accesso ad un regime pensionistico.

Anche il secondo motivo di impugnazione viene dichiarato inammissibile avendo la Corte d'Appello applicato il principio della soccombenza di carattere generale e rimanendo residuale la possibilità della compensazione, che è comunque discrezionale.

L'inammissibilità dell'impugnazione determina il passaggio in giudicato della sentenza impugnata, con conseguente impossibilità di valutazione di un'eventuale questione di costituzionalità sollevata (Cfr. Cass. 19118/2016). Peraltro la stessa Corte Costituzionale nella sentenza n. 120/2016 ha richiamato e fatto proprio l’orientamento della Corte di legittimità secondo il quale il raddoppio del contributo unificato è previsto a parziale ristoro dei costi del vano funzionamento dell'apparato giudiziario o della vana erogazione delle limitate risorse a sua disposizione.

Ne consegue l’inammissibilità della impugnazione.

editor: Fossati Cesare