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Tentato omicidio commesso in danno della moglie e animus necandi - Cass. Pen., Sez. I, Sent., 9 settembre 2021, n. 33327

Nel caso di specie, l’imputato aveva preannunciato al figlio l’intenzione di uccidere la moglie e poi attuarla, colpendo la donna con un coltello da cucina alla schiena all'interno dell'abitazione familiare, in modo da provocarle una ferita al parenchima polmonare e così da poter compromette un organo con funzioni vitali, in ragione di effetti lesivi che, per ampiezza e localizzazione, avrebbero potuto cagionare la morte in caso di maggiore penetrazione e di assenza di tempestivi soccorsi.


Francesca Ferrandi





Cass. Pen., Sez. I, Sent., 9 settembre 2021, n. 33327; Pres. Casa, Rel. Cons. Binenti per visualizzare l'allegato è necessario autenticarsi

In tema di omicidio tentato, in assenza di esplicite ammissioni da parte dell'imputato, ai fini dell'accertamento della sussistenza dell'"animus necandi" assume valore determinante l'idoneità dell'azione, che va apprezzata in concreto, con una prognosi formulata "ex post" ma con riferimento alla situazione che si presentava "ex ante" all'imputato, al momento del compimento degli atti, in base alle condizioni umanamente prevedibili del caso. Di conseguenza, la mancata inflizione di altre coltellate, dopo una prima già idonea ad integrare il reato di tentato omicidio, non può di per sé valere a far escludere la sussistenza dell'"animus necandi".


Diritto penale della famiglia - Reati contro la persona - Delitti contro la vita e l'incolumità individuale - Omicidio - In genere - Tentativo - Dolo - Prova in mancanza di ammissione del reo - Desumibilità - Elementi - Indicazione - Fattispecie; Rif. Leg. Artt. 582, 585, 577 n. 1. e 61 n. 11-quinquies c.p.

 

editor: Ferrandi Francesca