Sul criterio distintivo tra il reato di stalking e quello di molestie - Cass. Pen., Sez. V, Sent., 26 aprile 2021, n. 15625

Sul criterio distintivo tra il reato di stalking e quello di molestie - Cass. Pen., Sez. V, Sent., 26 aprile 2021, n. 15625

Nel caso di specie, il ricorrente è stato condannato per il delitto di atti persecutori, avendo molestato in maniera ossessiva, attraverso appostamenti nei pressi dell'abitazione e del luogo di lavoro, la sua ex compagna e madre di suo figlio minore, cui seguivano urla ed aggressioni verbali al suo indirizzo ed insistente suonare al citofono ed al campanello di casa di costei, nonchè mediante telefonate invadenti e moleste, minacce e tentativi di contatti fisici, tanto da cagionarle un grave stato d'ansia e paura, oltre che costringerla a modificare le proprie abitudini di vita.

Cass. Pen., Sez. V, Sent., 26 aprile 2021, n. 15625; Pres. Palla, Rel. Cons. Brancaccio per visualizzare l'allegato è necessario autenticarsi

Il criterio distintivo tra il reato di atti persecutori e quello di cui all’art. 660 c.p. consiste nel diverso atteggiarsi delle conseguenze della condotta che, in entrambi i casi, non vi è dubbio possa estrinsecarsi in varie forme di molestie; sicchè si configura il delitto di cui all’art. 612-bis c.p. solo qualora le condotte molestatrici siano idonee a cagionare nella vittima un perdurante e grave stato di ansia ovvero l'alterazione delle proprie abitudini di vita, mentre sussiste il reato di cui all’art. 660 c.p. ove le molestie si limitino ad infastidire la vittima del reato.
Inoltre, ai fini della sussistenza del reato di atti persecutori piuttosto che di quello di molestie, la prova del turbamento psicologico causato alla vittima deve essere ancorata non soltanto alle dichiarazioni rese dalla stessa ma anche alla obiettiva natura delle condotte molestatrici. Ed infatti, sono utilizzabili a fini di prova del realizzarsi del grave stato d'ansia elementi sintomatici di tale turbamento psicologico, ricavabili dalle dichiarazioni della stessa vittima del reato, dai suoi comportamenti conseguenti alla condotta posta in essere dall'agente ed anche da quest'ultima, considerando tanto la sua astratta idoneità a causare l'evento, quanto il suo profilo concreto in riferimento alle effettive condizioni di luogo e di tempo in cui è stata consumata, in modo che si tenga conto di un'obiettiva idoneità delle molestie a provocare quell'alterazione grave della propria sfera psicologica indicata dalla disposizione incriminatrice.

DIRITTO PENALE DELLA FAMIGLIA – Atti persecutori – Molestie – Criteri distintivi; Rif. Leg. Artt. 612bis e 660 c.p.

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