Al patto di famiglia avente ad oggetto partecipazioni che non permettano il controllo della società non si applica l'esenzione dall'imposta di donazione - Cass. Civ., Sez. V, Sent., 10 marzo 2021, n. 6591

Al patto di famiglia avente ad oggetto partecipazioni che non permettano il controllo della società non si applica l'esenzione dall'imposta di donazione - Cass. Civ., Sez. V, Sent., 10 marzo 2021, n. 6591

Nel caso di specie, con patto di famiglia, il disponente ha attribuito ai propri discendenti, ai sensi dell'art. 768 bis c.c., come anticipi della propria successione, parte delle sue azioni possedute nella società "I. s.p.a.". Con il contratto, le parti hanno chiesto l'applicazione del beneficio previsto dal D.Lgs. n. 346 del 1990, art. 3, comma 4ter, ossia l'esenzione fiscale per i trasferimenti effettuati anche tramite patti di famiglia.
Il giorno dopo la stipulazione del patto di famiglia, le parti hanno stipulato un patto parasociale accessorio, con il quale hanno convenuto che: a) qualunque atto di ordinaria e/o straordinaria amministrazione e qualsiasi decisione nelle assemblee e negli organi amministrativi della società I. S.p.a. avrebbero dovuto essere prese all'unanimità tra gli stessi figli; b) l'impegno a non recedere dal patto per sua intera durata, fissata nel massimo previsto dalla legge pari a cinque anni, alla cui scadenza le parti avrebbero potuto rinnovare il patto; c) il divieto di alienare tutte o parte delle azioni detenute nella società I. S.p.a. per tutto il tempo in cui avrebbe avuto efficacia il patto parasociale; d) di comune accordo tra loro, nel caso in cui uno dei tre fratelli si fosse determinato a vendere tutte o parte delle partecipazioni ricevute dal padre nella società I. S.p.a. entro il termine di cinque anni decorrente dalla cessazione dell'efficacia del divieto di alienazione, lo stesso sarebbe rimasto obbligato a preferire, a parità di condizioni, gli altri due fratelli rispetto a qualunque altro acquirente.
L'Agenzia delle Entrate lamenta che trattandosi di cessione di azioni, l'esenzione è subordinata al mantenimento del controllo societario a mente dell’art. 2359 c.c., comma 1, n. 1, mentre il patto non rispetterebbe il requisito previsto, disponendo la donazione delle azioni in parti uguali.
La questione affrontata dalla Suprema Corte è, dunque, se debba essere riconosciuta l'esenzione prevista dal D.Lgs. n. 246 del 1990, art. 3, comma 4 ter, in fattispecie, come quella in esame, in cui il patto di famiglia prevede la cessione del capitale sociale in parti uguali ai legittimari, senza che sia possibile, per tale ragione, assicurare il controllo societario ai sensi dell’art. 2359 c.c., comma 1, n. 1, che le parti hanno inteso comunque garantire mediante un patto parasociale accessorio, non registrato, con cui si impone, inter alia, che qualunque atto di ordinaria e/o straordinaria amministrazione e qualsiasi decisione nelle assemblee e negli organi amministrativi della società debbano essere presi all'unanimità tra gli stessi beneficiari.
Francesca Ferrandi
 

Cass. Civ., Sez. V, Sent., 10 marzo 2021, n. 6591; Pres. Di Iasi, Rel. Cons. Fasano per visualizzare l'allegato è necessario autenticarsi

Il trasferimento dell'azienda dal disponente all'assegnatario rientra nella previsione dell'art. 3, comma 4 ter, D.L.gs. n. 346 del 1990, e pertanto, esso non è soggetto all'imposta qualora i beneficiari si impegnino, con contestuale dichiarazione, a continuare l'esercizio d'impresa per almeno un quinquennio dalla data di stipula dell'atto. Il trasferimento delle partecipazioni sociali rientra nella previsione del comma 4 ter, precedentemente richiamato, solo qualora esse possano permettere il controllo, ai sensi dell’art. 2539, comma 1, n.1, c.c. delle società ex art. 73, comma 1, lett. a) D.P.R. n. 917 del 1986. Ne consegue che il patto di famiglia avente ad oggetto partecipazioni che non permettano il controllo della società non rientra nella previsione di non assoggettabilità del tributo in esame. La cessione contestuale del disponente di più quote societarie, per usufruire dell'esenzione, deve consentire che sia realizzato l'effettivo passaggio generazionale dell'impresa conservandone l'unitarietà e la funzionalità mediante il totale trasferimento del controllo di diritto dai disponenti ai discendenti, secondo la ratio legis del patto di famiglia, e del beneficio fiscale.

REGIME FISCALE DELLA FAMIGLIA – Imposta di successione e donazione - Donazione; Rif. Leg. D.L.gs. n. 346 del 1990, art. 3, comma 4 ter; D.P.R. n. 917 del 1986 e artt. 2359 e 2539 c.c.

 

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