Art. 282 ter cod. proc. pen. Rimessa alle S.U. la questione dell’indicazione specifica dei luoghi - Cass. Pen., Sez. VI, ord. 1 marzo 2021 n. 8077

Art. 282 ter cod. proc. pen. Rimessa alle S.U. la questione dell’indicazione specifica dei luoghi - Cass. Pen., Sez. VI, ord. 1 marzo 2021 n. 8077

L’art. 282 ter cod. proc. pen. ha la caratteristica di essere "temperata" sulla situazione che si vuole tutelare in via cautelare.
Sia la misura di allontanamento dalla casa familiare, che quella del divieto di avvicinamento si caratterizzano perché affidano al giudice della cautela il compito, oltre che di verificare i presupposti applicativi ordinari, di riempire la misura di quelle prescrizioni essenziali per raggiungere l'obiettivo cautelare ovvero per limitare le conseguenze della misura stessa.
L’art. 282-ter prevede – innanzitutto – il divieto di avvicinamento ‘‘a luoghi determinati abitualmente frequentati dalla persona offesa’’ e l’obbligo di ‘‘mantenere una determinata distanza da tali luoghi’’, al fine – evidente – di assicurare alla vittima uno spazio fisico libero dalla presenza del soggetto che si è reso autore di reati in suo danno. La norma riproduce la previsione affine contenuta nell’art. 282 bis c.p.p., introdotto dalla L. 4 aprile 2001, n. 154, secondo cui il giudice, qualora sussistano esigenze di tutela dell’incolumità della persona offesa o dei suoi prossimi congiunti, può ordinare all’imputato o all’indagato, oltre che di lasciare immediatamente la casa familiare, ‘‘di non avvicinarsi a luoghi determinati abitualmente frequentati dalla persona offesa, in particolare il luogo di lavoro, il domicilio della famiglia di origine o dei prossimi congiunti’’. In entrambe le disposizioni è contenuta, quindi, l’avvertenza di riempire la prescrizione di un contenuto specifico: quello della individuazione (‘‘determinazione’’) del luogo a cui l’autore del reato non si deve avvicinare.
Come più volte ribadito dalla V sezione penale della Cassazione, le misure previste dall'art. 282 ter c.p.p. affidano al giudice della cautela il compito, non solo di verificare i presupposti applicativi delle misure, ma anche di individuare, in base alla situazione di fatto esistente nella realtà, il contenuto delle misure da adottare onde raggiungere l'obiettivo cautelare e, dunque, assicurare la tutela della vittima del reato ed, al contempo, condizionare nella misura strettamente necessaria la libertà di movimento dell'obbligato. Altresì, si evidenzia come tali misure, affinché siano efficaci e sia controllabile il loro rispetto da parte del soggetto obbligato, devono essere adeguatamente e sufficientemente determinate.
E’ prevalente nella giurisprudenza di legittimità, l’orientamento secondo cui è legittima l'ordinanza che dispone, ex art. 282 ter c.p.p., il divieto di avvicinamento ai luoghi abitualmente frequentati dalla persona offesa senza indicare specificamente i luoghi oggetto di divieto, in quanto la predetta individuazione deve avvenire "per relationem" con riferimento ai luoghi in cui, di volta in volta, si trovi la persona offesa, con la conseguenza che, ove tali luoghi, anche per pura coincidenza, vengano ad essere frequentati anche dall'imputato, costui deve immediatamente allontanarsi dagli stessi.
Tuttavia, vi sono decisioni discordanti secondo cui la predeterminazione dei luoghi in ordine ai quali delimitare il divieto non solo è irrilevante, ma risulterebbe disancorato dalle finalità cautelari previste dalla norma, arrivando così ad un’inammissibile limitazione del libero svolgimento della vita sociale della persona offesa.
Valeria Cianciolo

 

 

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