La perdita di un feto non è equiparabile alla perdita di un figlio. I parametri di liquidazione del danno sono diversi. Cass. Civ. Sez. III, 20 ottobre 2020  n. 22859

La perdita di un feto non è equiparabile alla perdita di un figlio. I parametri di liquidazione del danno sono diversi. Cass. Civ. Sez. III, 20 ottobre 2020 n. 22859

mercoledì, 28 ottobre 2020
Giurisprudenza | Responsabilità civile | Legittimità
Cass. Civ. 3 Sez.  n° 22859 del 20 ottobre 2020 per visualizzare l'allegato è necessario autenticarsi

Una coppia perdeva il feto che attendeva dopo essere giunta quasi alla fine della gravidanza ottenuta tramite procreazione medicalmente assistita, 
e pertanto chiedeva il risarcimento del danno non patrimoniale al nosocomio ove i fatti erano avvenuti.
Il risarcimento veniva riconosciuto utilizzando i riferimenti dell'art. 1226 c.c. e le c.d. “tabelle milanesi”nella misura minima
e ridotti della metà, data la non equiparazione del danno subito in conseguenza alla perdita del figli.
La suprema corte confermava la posizione della corte territoriale e riteneva infatti che fosse quantificabile solo in minima parte
il danno da perdita del rapporto con il bimbo mai nato, dato il livello solo potenziale e non reale del rapporto sussistente.
Il rapporto vero e proprio si sarebbe creato solo in seguito, dopo la nascita non avvenuta, con i propri genitori e la propria famiglia.

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