Respingere senza motivo la rettifica del sesso viola l'art. 8 CEDU. Corte europea diritti dell’uomo, sez. V, sentenza 9 luglio 2020, n. 41701/16

Respingere senza motivo la rettifica del sesso viola l'art. 8 CEDU. Corte europea diritti dell’uomo, sez. V, sentenza 9 luglio 2020, n. 41701/16

Costituisce violazione dell'art. 8 CEDU il rifiuto delle autorità nazionali di riconoscere giuridicamente il cambiamento della propria identità di genere, senza fornire motivazioni pertinenti e sufficienti.

Nel caso dispecie, i giudici bulgari, secondo la Corte di Strasburgo, si erano appellati ad una ragione di pubblico interesse che avrebbe ostacolato l’accoglimento della richiesta di cambiamento dell’identità di genere. Ragione di ordine pubblico non specificata e motivata, secondo la Corte EDU che ha ritenuto tale motivazione come una rigidità del ragionamento sul riconoscimento dell'identità sessuale del ricorrente il quale, per un periodo irragionevole e continuo, ha vissuto uno stato di vulnerabilità, umiliazione e ansia.

La Corte rammenta che la nozione di "vita privata" è una nozione ampia, che non può essere definita in modo esaustivo e che comprende non solo l'integrità fisica e morale della persona, ma talvolta anche alcuni aspetti dell'identità fisica e sociale di quest'ultima. Elementi quali, ad esempio, l'identità o l'identificazione sessuale, il nome, l'orientamento sessuale e la vita sessuale rientrano nella sfera personale tutelata dall'articolo 8 della Convenzione.

domenica, 23 agosto 2020
Giurisprudenza | Transessualismo | CEDU
Corte europea diritti dell’uomo, sez. V, sentenza 9 luglio 2020, n. 41701/16 per visualizzare l'allegato è necessario autenticarsi
Massima a Corte europea diritti dell’uomo, sez. V, sentenza 9 luglio 2020, n. 41701/16 per visualizzare l'allegato è necessario autenticarsi

Costituisce violazione dell'art. 8 CEDU il rifiuto delle autorità nazionali di riconoscere giuridicamente il cambiamento della propria identità di genere, senza fornire motivazioni pertinenti e sufficienti.

Nel caso dispecie, i giudici bulgari, secondo la Corte di Strasburgo, si erano appellati ad una ragione di pubblico interesse che avrebbe ostacolato l’accoglimento della richiesta di cambiamento dell’identità di genere. Ragione di ordine pubblico non specificata e motivata, secondo la Corte EDU che ha ritenuto tale motivazione come una rigidità del ragionamento sul riconoscimento dell'identità sessuale del ricorrente il quale, per un periodo irragionevole e continuo, ha vissuto uno stato di vulnerabilità, umiliazione e ansia.

La Corte rammenta che la nozione di "vita privata" è una nozione ampia, che non può essere definita in modo esaustivo e che comprende non solo l'integrità fisica e morale della persona, ma talvolta anche alcuni aspetti dell'identità fisica e sociale di quest'ultima. Elementi quali, ad esempio, l'identità o l'identificazione sessuale, il nome, l'orientamento sessuale e la vita sessuale rientrano nella sfera personale tutelata dall'articolo 8 della Convenzione.

Focus on