Stalking. Il riavvicinamento della vittima al suo persecutore non interrompe l'abitualità del reato - Cass. pen. Sez. V, Sent., 28 luglio 2020, n. 22785

Stalking. Il riavvicinamento della vittima al suo persecutore non interrompe l'abitualità del reato - Cass. pen. Sez. V, Sent., 28 luglio 2020, n. 22785

Stalking. Il riavvicinamento della vittima al suo persecutore non interrompe l'abitualità del reato

Cass. pen. Sez. V, Sent., 28 luglio 2020, n. 22785 – Pres. Sabeone, Rel. Cons. De Gregorio per visualizzare l'allegato è necessario autenticarsi

Il temporaneo ed episodico riavvicinamento della vittima al suo persecutore, che del resto nel caso in esame è stato solo implicitamente ipotizzato dal ricorrente, non interrompe l'abitualità del reato, nè inficia la continuità delle condotte, quando sussista l'oggettiva e complessiva idoneità delle condotte a generare nella vittima un progressivo accumulo di disagio che degenera in uno stato di prostrazione psicologica in una delle forme descritte dall'art. 612-bis c.p.

Reati contro la persona - Rif. Leg. art. 612-bis c.p.

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