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  • mercoledì 30 ottobre 2019

    Affidamento prolungato e ingiustificato di minori. La Corte di Strasburgo condanna l’Italia. Corte Europea Dei Diritti Dell’uomo, Prima Sezione, 18 luglio 2019 CAUSA R.V. E ALTRI c. ITALIA


    La Corte EDU ha condannato l’Italia ribadendo che un’ingerenza nel diritto al rispetto della vita familiare comporta la violazione dell’articolo 8, a meno che essa sia “prevista dalla legge”, abbia uno o più fini legittimi ai sensi dell’articolo 8 § 2, e sia “necessaria in una società democratica” per conseguire il fine o i fini summenzionati.

    I provvedimenti di affidamento, stabiliti dal Tribunale per i Minorenni nel caso di specie, avevano comportato oltre al proseguimento dell’affidamento dei minori, con diverse soluzioni, per oltre dieci anni, anche delle limitazioni imposte agli incontri con i genitori, considerate dalla Corte di Strasburgo come “una ingerenza” nel loro diritto al rispetto della loro vita familiare.

    Secondo la consolidata giurisprudenza di Strasburgo, l’art. 8 CEDU (Convenzione europea di salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali) impone agli Stati non solo di astenersi dalle ingerenze nella vita privata e familiare delle persone sottoposte alla loro giurisdizione (per esempio, disponendo un affidamento extrafamiliare del minore al di fuori dei casi in cui ciò sia strettamente necessario per la protezione di quest’ultimo), ma anche di attivarsi, cioè agire, in modo tale da consentire ai legami familiari anche di fatto di svilupparsi normalmente.

    Da qui l’esigenza che le autorità pubbliche facciano tutto quanto in loro potere per «riunire», cioè per mantenere ma anche per rinsaldare, i contatti tra il genitore e il figlio che non vivano insieme perché la relazione di coppia tra i genitori è venuta meno o perché il minore è stato, nel suo interesse, temporaneamente collocato fuori della famiglia di origine. Se l’interesse del minore postula l’adozione di tutti gli strumenti che garantiscano la crescita in un ambiente sano, è similmente doveroso cercare di mantenere i legami, mentre solo la presenza di circostanze del tutto eccezionali può condurre all’interruzione di ogni rapporto con la famiglia d’origine.

    La Corte constatata la violazione dell’articolo 8 CEDU, ha concesso ad ogni ricorrente la somma di € 33.000,00 a titolo di danno non patrimoniale, oltre il rimborso delle spese legali.