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  • mercoledì 23 ottobre 2019

    sezione di Pisa

    Inammissibile per difetto di motivazione la creazione di un atto di nascita di un bambino nato in Italia, con due madri. Comunicato del 21 ottobre 2019. Ufficio Stampa della Corte costituzionale.

    Corte Costituzionale. Inammissibile per difetto di motivazione la questione di legittimità costituzionale sulla formazione di un atto di nascita in cui sono riconosciute come genitori due donne

    di Valeria Cianciolo


    Le ricorrenti, l'una cittadina statunitense e l'altra cittadina italiana, in proprio e nella

    dichiarata qualità di genitori del figlio minore, avevano presentato ricorso ex art. 95 DPR

    396/2000 poiché l'ufficiale dello stato civile del Comune di Pisa, si era rifiutato di ricevere la dichiarazione di nascita espressa congiuntamente dalla ricorrente cittadina statunitense quale madre gestazionale, e dalla ricorrente cittadina italiana quale madre intenzionale, in forza del consenso alla

    fecondazione eterologa avvenuta in Danimarca.

    Il Tribunale toscano si trova a sciogliere i seguenti quesiti:

    1.se la diversità di sesso dei genitori sia un requisito indispensabile per procedere al riconoscimento del figlio;

    2. se sia possibile estendere la regola, che attribuisce la genitorialità a coloro che hanno espresso il consenso alla p.m.a., anche ai nati per volontà della coppia omosessuale;

    3. se le norme in tema di formazione dell’atto di nascita consentano o meno il rinvio al diritto straniero in quanto norme di applicazione necessaria;

    4. se siano incostituzionali le norme che vietino la formazione di un atto di nascita con genitori dello stesso sesso.

    Il Tribunale pisano con ordinanza di rimessione del 20 marzo 2018, affermava che “la legge 76/2016 non richiama alcuna disposizione del codice civile in materia di paternità e maternità si desume che, nella disciplina positiva della filiazione, il riferimento ai “coniugi”, o al “padre” e alla “madre”, non può, per legge, essere interpretato fino a ricomprendervi anche le parti dell'unione civile fra persone dello stesso sesso.”

    La Corte Costituzionale ha giudicato «inammissibile per difetti della motivazione dell’ordinanza di rimessione» la questione sollevata dal Tribunale di Pisa «sulla formazione di un atto di nascita in cui siano riconosciute due madri come genitrici di un bambino nato in Italia ma di nazionalità statunitense, acquisita dalla madre gestazionale. Le due donne risultano sposate in Wisconsin secondo la legge di quello Stato, che consente il matrimonio fra persone dello stesso sesso e le riconosce come genitrici in caso di figli».

    L’Ufficio Stampa della Consulta ha sottolineato che «il Tribunale ha riferito il proprio dubbio di costituzionalità a una norma interna che avrebbe impedito l’applicazione della legge straniera, rilevante nel caso concreto in ragione della nazionalità del minore, ma non ha individuato con chiarezza la disposizione contestata, né ha dato adeguato conto della sua affermata natura di ‘norma di applicazione necessaria.'»

    Attendiamo di leggere le motivazioni della sentenza. Ma certamente, si può ipotizzare che la scelta della Consulta nel caso di specie, si fonda sulla mancanza di qualsiasi considerazione da parte del Tribunale rimettente del principio del best interest child, la cui protezione a livello costituzionale si ricava dal combinato disposto degli artt. 30 e 117 Cost. (norme interposte gli artt. 3 e 7 della Convenzione di New York sui diritti del fanciullo del 20.11.1989, ratificata con l. 27.5.1991, n. 176) e che avrebbe potuto condurre i giudici pisani a riconoscere tutela alla pretesa delle due donne.

    Si segnala che è attualmente pendente dinanzi alla Consulta un'altra ordinanza depositata dal Tribunale di Venezia, il 3 aprile 2019 che discostandosi dall’orientamento giurisprudenziale prevalente, ha affermato che, relativamente alla genitorialità delle coppie di donne unite civilmente, la Legge 76/2016 (c.d. Legge Cirinnà) e quella che disciplina l’Ordinamento di Stato civile (D.P.R. 396/2000) contengono disposizioni di dubbia costituzionalità.

    Secondo i giudici veneziani, la sospetta incostituzionalità riguarda l’incipit della c.d. “clausola di equivalenza” rappresentata dal comma 20 dell’art. 1 della Legge sulle unioni civili, che estende alle parti dell’unione tutte le disposizioni che si riferiscono al matrimonio o che contengano le parole ‘coniugi’ o termini equivalenti, ma limita la tutela ai «soli diritti e .. doveri nascenti dall’unione civile». Il combinato disposto di questa norma con l’art. 29 della legge sull’ordinamento di Stato civile che disciplina il contenuto dell’atto di nascita, non prevedendo espressamente la possibilità di indicare quale secondo genitore una donna unita civilmente alla madre, che abbia con essa fatto ricorso alla PMA, contrasterebbe con gli artt. 2, 3, 30 e 117 Cost..

    Se la Consulta accogliesse l'ordinanza del Tribunale di Venezia, o la dichiarasse inammissibile, come accaduto con l'ordinanza del Tribunale pisano, si consoliderebbe il diritto delle persone omosessuali ad essere genitori.


    Bibliografia

    Senigaglia, Genitorialità tra biologia e volontà, tra fatto e diritto, essere e dover essere, in Eur. e dir. priv., 2017, 952 ss. ha sostenuto che il linguaggio not gender neutral del nostro ordinamento, sostenuto dal Tribunale di Pisa, inibisce la costituzione del rapporto di filiazione con due soggetti dello stesso sesso.


    Per una lettura alternativa dell’art. 1, co. 20°, l. 20.5.2016, n. 76, cfr. Barba, La tutela della famiglia formata da persone dello stesso sesso, in GenIUS, 2018, 79 ss., secondo il quale la norma avrebbe escluso l’applicazione diretta alle persone unite civilmente delle disposizioni del codice civile non espressamente richiamate, ma non avrebbe di certo impedito l’applicazione analogica delle stesse, come quelle in materia di filiazione.