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  • venerdì 28 giugno 2019

    Bambini allontanati ingiustamente dalle famiglie di origine, i presunti fatti di Reggio Emilia. La presa di posizione di Ondif. Claudio Cecchella.

    L’Osservatorio Nazionale sul Diritto di Famiglia intende prendere posizione sulla notizia, evidenziata dai quotidiani nazionali, in relazione alla vicenda che vede coinvolti dei bambini, parrebbe ingiustamente allontananti dalle famiglie di origine per essere oggetto di una vera e propria “vendita”, che si è consumata nella città di Reggio Emilia. Premesso che le notizie risultano dai giornali nazionali e l’inchiesta è ancora in corso e che sin tanto che non vi sarà una condanna vale la presunzione di innocenza degli imputati, la vicenda consente una più ampia riflessione
    Quello che è emerso dai media nazionali, ma che necessita di ulteriore approfondimento, è che questi bambini, tolti senza reali motivi dalle famiglie, venivano alloggiati in comunità o presso famiglie affidatarie, sulla base di relazioni degli assistenti sociali, non corrispondenti a realtà e risultanti da manipolazioni.
    La prima riflessione prende le mosse dalla necessità di riorganizzare la macchina del welfare territoriale ed il suo rapporto con la giustizia minorile. Siamo convinti che segmentare gli interventi tra: soggetti che segnalano una situazione di disagio familiare e minorile, pubblici ministeri minorili, Tribunale per i Minorenni, servizi sociali (comunali), servizi consultoriali (AUSL Regione), consulenti tecnici d’ufficio ed infine strutture di accoglienza del terzo settore (case famiglie e comunità), abbia, a lungo andare, creato una situazione in cui è impossibile controllare come vengono gestite e risolte le difficoltà dei singoli minori.
    Non è stato sufficiente, evidentemente, lo stigma che la CEDU ha manifestato con la nota sentenza Scozzari e Giunta Vs Italia, del lontano luglio 2000, per indurre i Tribunali per i Minorenni ad operare un controllo più serrato sulle attività dei servizi. In particolar modo è importante chiarire come una delega al servizio sociale non possa essere ampia e generica: l’impulso del Pmm e del Tribunale per i Minorenni deve mirare ad intervenire sulla specificità del caso sottoposto al suo esame. Il non fornire mai gli elementi precisi di indagine, il delegare la valutazione sul nucleo familiare ed il minore, l’aspettarsi delle relazioni non dettate da terzietà e neutralità ma che sostituiscano, addirittura, la decisione del giudice, comportano una disfunzione che può esitare nelle estreme conseguenze che ritroviamo nel caso Angeli & Demoni.
    Va ribadita l’importanza di definire con chiarezza e la trasparenza le finalità da perseguire nei singoli casi minorili, i tempi di intervento, le modalità: che vanno in ogni caso concordate con la magistratura. E’ necessario che i diversi servizi (comunali, AUSL, CSM, P.G) costruiscano ed implementino il lavoro di rete, indispensabile alla loro stessa corretta operatività, atteso che il lavoro fatto in equipe è fondamentale per il controllo dell’attività di ciascuna agenzia sul caso specifico.
    È necessario sottolineare l’importanza del ruolo e della presenza dell’avvocato che, attraverso la garanzia del contraddittorio, si ponga e sia percepito come fondamentale interlocutore sia del tribunale sia dei servizi territoriali: il giurista interpreta i diritti dei soggetti fragili e se ne fa portavoce.
    La nostra associazione ribadisce infine, ancora una volta, la necessità di vedere nominato un difensore del minore, in quanto è illegittimo un provvedimento di allontanamento di un bambino senza che a quest’ultimo venga concessa la possibilità di una rappresentanza processuale.
    La nostra associazione ribadisce infine il carattere indifferibile di una riforma generale del processo minorile e familiare con cui vengano ridisegnati i ruoli dei protagonisti della giustizia minorile, onde evitare le gravissime storture che sono state indicate dai media nazionali.
    Claudio Cecchella, Presidente ONDiF