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  • venerdì 14 giugno 2019

    Fondata la questione di legittimità costituzionale della mancata previsione del pagamento da parte dell'erario del difensore del genitore irreperibile in un procedimento di adozione. Corte Costituzionale,sentenza del 31 maggio 2019 n. 135

    Il Tribunale di Bari ha sollevato, con l’ordinanza in epigrafe, questione incidentale di legittimità costituzionale dell’art. 143, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, «nella parte in cui non prevede che, in attesa che venga emanata una specifica disciplina sulla difesa d’ufficio nei processi previsti dalla legge 4 maggio 1983, n. 184 [Diritto del minore ad una famiglia], possano essere posti a carico dell’erario gli onorari e le spese spettanti al difensore d’ufficio del genitore irreperibile». Sulla base della disposizione censurata – argomenta in premessa il rimettente – il difensore di ufficio di una delle parti nei processi di adozione di minori (nella specie: il nominato difensore di ufficio della genitrice alla quale è contestata la condizione di abbandono del figlio minore) non ha diritto ad ottenere dall’erario il pagamento degli onorari spettantigli per l’attività svolta, ove la parte assistita sia (come nel giudizio a quo) di fatto irreperibile, stante l’impossibilità, per detto difensore, «sia di ricevere eventualmente nomina fiduciaria, sia di comprovare i titoli economici che consentono l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato».E ciò diversamente da quanto invece previsto per il procedimento penale, nel quale «l’attività difensiva in favore dell’imputato irreperibile […] espletata d’ufficio» trova «sancita la corresponsione economica da una espressa previsione legislativa» (art. 117, comma 1, del d.P.R. n. 115 del 2002. Ciò che poi rende ancor più priva di giustificazione la denunciata disparità di trattamento del difensore dell’irreperibile, in base al fatto che assista l’imputato o altra parte nei giudizi ex lege n. 184 del 1983, è l’esistenza di significativi profili di omogeneità tra detti due modelli di processo, in relazione, sia alla natura degli interessi in gioco, sia al ruolo del difensore chiamato ad apprestarvi tutela.

    La ratio della difesa nei processi di adottabilità è quella, infatti, di dare la massima protezione ai diritti dei minori e dei loro genitori –– ai quali è appunto garantito di far valere le proprie ragioni anche in assenza di un avvocato di fiducia –– per evitare che l’eventuale debolezza sociale di tali soggetti influisca negativamente nel procedimento. Ad avvicinare i processi di adozione in questione al giudizio penale sta inoltre il fatto che in quei processi, attraverso analoghi percorsi istruttori, si giudicano condotte che possono anche integrare parallele ipotesi di reato, e che possono condurre ad esiti pure più dolorosi di quelli penali.

    2.3.– Va, da ultimo, ancora considerato che la mancata previsione della liquidabilità, a carico dell’erario, degli onorari spettanti al difensore d’ufficio dell’irreperibile nei processi di adottabilità non è frutto di una scelta definitiva del legislatore del 2002 – che, con la disposizione censurata, ha invece solo rinviato ad una successiva «specifica disciplina sulla difesa d’ufficio, nei processi previsti dalla legge 4 maggio 1983 n. 184» – ed è, quindi, solo conseguenza dell’inerzia del legislatore successivo: inerzia protratta da quella lontana data a tutt’oggi.