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  • venerdì 12 aprile 2019

    Valeria Cianciolo. Mancata trascrizione degli atti di nascita esteri: violazione dell’art. 8 Convenzione Europea Diritti dell'Uomo?

     Nota a parere reso dalla Grande Chambre, 10 aprile 2019


    Rifiutando di trascrivere nei registri dello stato civile il certificato di nascita di un bambino nato all'estero con una GPA, in quanto designante come "madre legale" la "madre intenzionale", mentre la trascrizione dell'atto ha ammesso come "padre intenzionale", il padre biologico del bambino, lo Stato Parte supera il margine di discrezionalità di cui dispone a norma dell'articolo 8 della Convenzione per la protezione dei diritti umani e delle libertà fondamentali?

    A tale riguardo, è necessario distinguere tra se il bambino è concepito oppure non concepito con gameti della "madre intenzionale"?

    In caso di risposta positiva a una delle due domande precedenti, la possibilità per la madre intenzionale di adottare il figlio del congiunto, che costituisce di instaurare un rapporto di filiazione nei suoi confronti, soddisfa i requisiti dell'articolo 8 della Convenzione? "

    Questi sono i due quesiti posti dalla Corte di Cassazione francese alla CEDU. Quesiti che hanno trovato risposta il 10 aprile 2019, nel primo parere espresso dalla Grande Chambre ex Protocollo 16: «Parere consultivo sul riconoscimento nel diritto nazionale di una relazione di filiazione tra un bambino nato in maternità surrogata praticata all'estero e la madre dell'intenzione» (P16-2018-001).

    Il parere reso dalla Grande Chambre è destinata ad avere effetti dirompenti in tutti gli ordinamenti degli Stati parti della Conv. eur. dir. uomo– Italia inclusa – che vietano la gestazione per altri e si trovano spesso di fronte ad atti di nascita stranieri indicanti i committenti come genitori.

    La mancata trascrizione degli atti di nascita esteri configura sicuramente un’ingerenza nel diritto al rispetto della vita privata e familiare, tanto più se coinvolge minori d’età. Resta però da verificare se tale ingerenza possa giustificarsi alla luce dell’appena ricordato par. 2 dell’art. 8 Conv. eur. dir. uomo.

    Nel valutare la legittimità della mancata trascrizione di atti di nascita esteri che imputano la maternità alla committente, la CEDU torna a confrontarsi con l’invocabilità del limite dell’ordine pubblico (internazionale) in sede di riconoscimento ed esecuzione di sentenze straniere in materia familiare (senza peraltro, affrontare questo profilo direttamente), ribadendo il principio di continuità degli status legittimamente acquisiti all’estero.

    La Corte nel ricordare come sia fondamentale focalizzarsi sul supremo interesse del minore, prescindendo da ogni altra circostanza, sottolinea come la mancanza di riconoscimento di una relazione di filiazione tra il bambino nato da maternità surrogata praticata all'estero e la madre intenzionale, abbia delle conseguenze negative su diversi aspetti. Da un punto di vista generale, come la Corte ha espresso nelle sentenze Mennesson e Labassee, l'assenza di riconoscimento nel diritto nazionale del legame tra il bambino e la madre intenzionale comporta delle incertezze nell’identità del bambino all’interno della società nella quale vive1.

    C'è il rischio che non possa avere accesso alla nazionalità della madre nelle condizioni garantite dalla filiazione, questo può complicare la sua permanenza nel territorio del paese di residenza della madre intenzionale (anche se questo rischio non esiste nel caso di specie, posto che il padre intenzionale è anche il padre biologico ed ha nazionalità francese2), i suoi diritti di successori nei confronti di quella persona possono essere diminuiti, come pure, possono affievolirsi i suoi diritti al mantenimento della sua relazione con la madre intenzionale in caso di separazione dai genitori o morte del padre, come pure non è protetto contro il rifiuto o la rinuncia

    della madre intenzionale di prendersene cura.

    La giurisprudenza della CEDU formatasi ha sempre riconosciuto, un legame familiare tra i genitori sociali ed i figli nati da utero in affitto a condizione che vi fosse patrimonio genetico di almeno uno dei due e/o una lunga convivenza (Wagner e J.M.W.L. c. Lussemburgo3 e Foulon e Bouvet c. Francia).

    Il best interest child non deve peraltro, necessariamente realizzarsi attraverso la trascrizione dell’atto di nascita formato all’estero che indichi la madre intenzionale come madre sociale, sostiene la Grande Chambre. Il rispetto del minore alla sua vita privata può passare anche attraverso l’adozione che crea un legame di filiazione fra la madre intenzionale e il bambino: una procedura di adozione può rispondere a questa esigenza quando le sue condizioni sono adattate e le sue modalità consentono una decisione rapida, in modo da evitare che il bambino si trovi in uno stato di incertezza legale per molto tempo. Va da sé che queste condizioni devono includere, alla luce delle circostanze del caso, una valutazione da parte del giudice per il miglior interesse del bambino.

    Alla luce delle considerazioni svolte, la Corte all’unanimità ha affermato quanto segue: “1.il diritto al rispetto della vita privata ai sensi dell’art. 8 della Convenzione richiede che il diritto interno offra una possibilità di riconoscimento del legame di filiazione tra il bambino e la madre intenzionale designata nell’atto di nascita legalmente formato all’estero come madre legale; 2. Il diritto al rispetto della vita privata del minore ai sensi dell’art. 8 della Convenzione, non richiede che questo riconoscimento passi attraversi la trascrizione sui registri dello stato civile dell’atto di nascita formato all’estero: può attuarsi attraverso la strada dell’adozione del bambino da parte della madre intenzionale, a patto che i modi previsti dal diritto interno garantiscano l’effettività e la celerità della procedura nell’interesse superiore del minore.”


    Bibliografia

    Tonolo, Trascrivibilità degli atti di nascita derivanti da maternità surrogata tra ordine pubblico e superiore interesse del minore, in Riv. dir. int. priv. e proc., 2014, 81

    Nascimbene, Riconoscimento di sentenza straniera e «ordine pubblico europeo», in Riv. dir. int. priv. e proc., 2002, 65

    1 In applicazione del best interest child, con riferimento a casi di surrogazione di maternità, la Corte di Strasburgo, nel valutare il rifiuto di trascrizione degli atti di nascita nei registri dello stato civile francese, ha affermato che il rispetto del migliore interesse dei minori deve guidare ogni decisione che li riguarda (sentenze del 26 giugno 2014, rese nei casi Mennesson contro Francia e Labassee contro Francia, ricorsi n. 65192 del 2011 e n. 65941 del 2011).

    2 Sarebbe applicabile l’art. 18 code civil ai sensi del quale “est français l’enfant dont l’un des parents au moins est français.”

    3 Già nel 2007 (sentenza 28.6.2007, ric. 76240/01, Wagner e J.M.W.L. c. Lussemburgo), la Corte era giunta, in sostanza, a imporre allo Stato (Lussemburgo) il rispetto di status validamente acquisiti all’estero (nella fattispecie si trattava dell’adozione legittimante ottenuta in Perù da una cittadina lussemburghese), prescindendo dalla valutazione internazional-privatistica dello Stato stesso (la legge lussemburghese, applicabile in qualità di lex patriae dell’adottante, vietava l’adozione da parte di persone singole).