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  • venerdì 1 marzo 2019

    La Cassazione chiarisce criteri dell'accettazione tacita di eredità. Cass. 19 febbario 2019 n° 4843

    La vicenda giunge in Cassazione a seguito di intricate vicende di opposizioni a precetto che vertevano sulla qualità di eredi degli ingiunti. Nella fattispecie era presente un atto di rinuncia di eredità seguito poi da una denuncia di successione con richiesta di voltura che comprendeva anche il rinunciante, ma anche una richiesta di aperutra di curatela di eredità giacente. Tali circostanze non sono ritenute sufficienti dalla Suprema Corte, la quale ritiene che presupposti fondamentali e indispensabili ai fini di una accettazione tacita sono: la presenza della consapevolezza, da parte del chiamato, dell’esistenza di una delazione in suo favore; che il chiamato assuma un comportamento inequivoco, in cui si possa riscontrare sia l’elemento intenzionale di carattere soggettivo (c.d. animus), sia l’elemento oggettivo attinente all’atto, tale che solo chi si trovi nella qualità di erede avrebbe il diritto di compiere, elementi non ravvisabili nel caso di specie. Interessante anche l'excursus esemplificativo compiuto dalla Corte nell'individuare gli atti che possono comportare accettazione tacita, dai quali si desume un certo rigore nella qualificazione dell'accettazione tacita.