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  • mercoledì 5 dicembre 2018

    Lungo matrimonio e sacrifici lavorativi non valgono a superare il criterio dell'autosufficienza. Corte d'Appello di Torino, 28 giugno 2018

    Cessazione degli effetti civili del matrimonio.
    Contrapposti appelli in punto ammontare della misura dell'assegno di divorzio.
    La moglie eccepiva che il giudice di primo grado non avrebbe tenuto in considerazione: il reddito da pensione del marito che si somma al reddito da lavoro dell'esercizio commerciale; quest'ultimo sarebbe superiore a quanto dichiarato; il cospicuo patrimonio mobiliare ed immobiliare realizzato nel corso della lunga vita matrimoniale (la moglie lavorava nell'impresa del marito).
    Il marito a sua volta impugnava deducendo che: il Tribunale avrebbe dovuto considerare non solo quanto da lui versato alla moglie a titolo di mantenimento, ma anche a titolo di indennità di occupazione dell'immobile ex casa coniugale e dell'immobile-esercizio commerciale; del fatto ch'egli provvedeva in via esclusiva al figlio; del fatto che la moglie, oltre al 50% degli immobili acquistati in costanza di matrimonio era proprietaria esclusiva di altro immobile che poteva essere messo a reddito.
    La Corte rigetta entrambi gli appelli. 
    La moglie gode di entrate pari a €700,00, delle quali 500 quale assegno divorzile e 200 quale indennità di occupazione del 50% del negozio.
    La disponibilità economica della signora, considerati anche gli immobili che possono essere messi a reddito, non è di poco conto ed è adeguata in relazione alla finalità specifica dell'assegno divorzile che non è finalizzato a consentire il mantenimento dello stesso tenore di vita goduto in costanza di matrimonio, ma a garantire all' ex coniuge un' autosufficienza economica.
    (pronuncia resa successivamente a Cassazione n. 11504 del 10 maggio 2017, ma prima di Cass. SS.UU. n. 18287 del 11.07.18).