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  • sabato 17 marzo 2018

    Non si può dichiarare lo stato di abbandono del minore prima di aver verificato se i parenti possano svolgere il ruolo genitoriale con l'ausilio dei servizi sociali – Cass. 16 febbraio 2018 n° 3915

    La vicenda verte sulla dichiarazione dello stato di abbandono di un minore di padre ignoto la cui madre, affetta da insufficienza mentale, non risultava idonea ad assumere la responsabilità genitoriale. L'indagine circa il nucleo familiare ove viveva la giovane non sembrava aver dato esito postivo, atteso che i nonni, per diversi motivi, non apparivano adeguati a prendersi cura del piccolo, mentre l'unico soggetto che poteva avere le caratteristiche idonee, ossia lo zio ventiquattrenne, era stato escluso in ragione della giovane età e degli impegni lavorativi. La Suprema Corte accoglie il ricorso presentato dallo zio in quanto la conclusione in merito alla sua inidoneità non aveva preso in considerazione un possibile percorso pubblico di accompgnamento e di supporto, che non era stato neppure prospettato. La Cassazione, citando anche la giursiprudenza CEDU, afferma che in tema di dichiarazione dello stato di adottabilità di un minore, ove i genitori siano considerati privi delle capacità genitoriali, un giudizio altrettanto negativo sugli stretti parenti, in rapporti significativi con il bambino, deve essere formulato attraverso la considerazione di dati oggettivi, osservazioni e disponibilità rilevate dai servizi sociali, che hanno avuto contatti con il bambino e monitorato anche il suo stretto ambito familiare, con una valutazione della personalità e della capacità educativa e direttiva del minore posseduta dai componenti di quello,  in considerazione dei diritti personalissimi coinvolti dall'esito finale del giudizio e del principio secondo cui l'adozione ultrafamiliare deve considerarsi come approdo estremo.