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  • sabato 17 marzo 2018

    Il provvedimento di assegnazione della casa ha efficacia anche contro i proprietari che avevano concesso l’immobile in comodato al coniuge non assegnatario – Cass. 12 febbraio 2018 n° 3302

    Nel caso i genitori avevano concesso in comodato gratuito l'immobile al figlio, il quale poi si era sposato, aveva avuto figli e quindi si era separato ed aveva divorziato. La casa era rimasta in assegnazione alla  moglie ed alla figlia. I genitori avevano agito in giudizio per cercare di riottenere la disponibilità dell'immobile, adducendo fra l'altro che si trattasse di comodato concesso non per motivi di famiglia ma per esigenze lavorative e che comunque la sentenza di divorzio si limitava a stabilire che la minore dovesse vivere con la madre senza nulla stabilire sull'assegnazione. Richieste, respinte nelle corti di merito, vengono rigettate anche dalla Suprema Corte la quale da un lato stabilisce che qualora i  comodanti nulla a suo tempo abbiano obiettato all'eventuale mutamento dell'uso per esigenze familiari, nulla possono pretendere dette esigenze permangano. Dall'altro stabilisce che costituisce "jus receptum"  che il provvedimento con il quale il Giudicedella separazione o del divorzio dispone l'assegnazione della casa coniugale -anche a favore del coniuge che non sia titolare di diritti reali o personali sul bene nei confronti del terzo proprietario-non investe il titolo negoziale che regolava la utilizzazione dell'immobile prima del dissolvimento della unità del nucleo familiare (Corte cass. Sez. U, Sentenza n. 13603 del 21/07/2004), alla stregua del quale continuano ad essere disciplinate le obbligazioni derivanti dal rapporto tra le parti, venendo soltanto a "concentrare" l'esercizio dei diritti e delle obbligazioni esclusivamente in capo al coniuge assegnatario (nella specie non contraente il comodato) a favore del quale, pertanto, non viene costituito alcun nuovo diritto che va a limitare la preesistente situazione giuridica del dominus.