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  • venerdì 16 marzo 2018

    Prescritti e non dovuti gli alimenti, il danno da privazione del genitore è da calcolarsi equitativamente. Tribunale di Massa, 4 luglio 2017

    La prescrizione del diritto al mantenimento non decorre dalla nascita, ma dal momento dell’accertamento giudiziale della paternità.
    Tuttavia, poiché la prestazione degli alimenti in favore dei figli costituisce un’obbligazione di durata, il termine per la prescrizione quinquennale (art. 2948 c.c.) non decorre unitariamente, bensì dalla data delle singole scadenze in relazione alle quali sorge l’interesse a ciascun adempimento.
    Il diritto alla prestazione concerne i 5 anni precedenti, mentre è prescritto per gli anni antecedenti; tuttavia nel caso di specie nei 5 anni precedenti il figlio era economicamente autosufficiente.
    Nel caso di assenza della figura genitoriale va considerata la perdita delle possibilità esistenziali che ordinariamente si ricollega allo sviluppo e alla crescita di qualunque soggetto che possa contare su una normale relazione genitoriale; la perdita in questione non è solo ricollegabile al mancato sostegno economico ed al solo aspetto finanziario della relazione genitore-figlio, ma a tutto l’insieme di rapporti di conoscenze, di esperienze, di consigli, di sostegno morale e spirituale su cui ogni figlio può normalmente contare nel rapporto con i genitori per un corretto ed equilibrato sviluppo.
    La valutazione del danno va fatta secondo equità e non sulla base delle tabelle per la liquidazione del danno da perdita del congiunto. Nella valutazione il giudice deve tener conto di diversi fattori: a) la durata dell’assenza del genitore b) la particolare gravosità della percezione di tale assenza; c) il raggiungimento della autosufficienza economica del figlio; d) la costante presenza della madre; e) l’espresso rifiuto di riconoscere il figlio.