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  • venerdì 2 marzo 2018

    Il figlio biologico ha diritto all'accesso ai dati della madre naturale qualora la stessa sia deceduta – Cass. 7 febbraio 2018 n° 3004

    Il ricorrente, essendo figlio adottivo, chiedeva al Tribunale per i Minorenni di Torino di accedere alle informazioni riguardanti l'identità dei propri genitori biologici.
    Il Tribunale, avendo accertato all'esito delle indagini compiute, che il padre era ignoto, che la madre era deceduta e che, al momento del parto, aveva chiesto di non essere nominata, rigettava il ricorso, rilevando che la morte rendeva per il figlio impossibile accedere all'identità della madre, il cui interpello - previsto dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 278 del 2013, al fine di consentirle di revocare la dichiarazione di non essere nominata - non era più possibile e considerato anche il termine, previsto dal D.Lgs. n. 196 del 2003, art. 93, comma 2, di cento anni dalla formazione del documento per il rilascio della copia integrale del certificato di assistenza al parto o della cartella clinica, comprensivi dei dati personali che rendono identificabile la madre che abbia dichiarato di non voler essere nominata. La sentenza veniva confermata in appello.
    La Cassazione ribalta la pronuncia, affermando che nel caso di  parto anonimo, sussiste il diritto del figlio, dopo la morte della madre, di conoscere le proprie origini biologiche mediante accesso alle informazioni relative all'identità personale della stessa, non potendosi considerare operativo, oltre il limite della vita della madre che ha partorito in anonimo, il termine previsto dal D.Lgs. n. 196 del 2003, art. 93, comma 2. Una diversa soluzione determinerebbe la cristallizzazione di tale scelta anche dopo la sua morte e la definitiva perdita del diritto fondamentale del figlio, in evidente contrasto con la necessaria reversibilità del segreto (Corte Cost. n. 278 del 2013).