Dopo la separazione dei coniugi, l'acquisto ex art. 2932 c.c. è fuori dalla comunione di Valeria Cianciolo

Dopo la separazione dei coniugi, l'acquisto ex art. 2932 c.c. è fuori dalla comunione di Valeria Cianciolo

sabato, 17 settembre 2016
Dottrina | Comunione legale
sezione di Bologna

Cassazione Civile, Sez. II, 3 giugno 2016, n. 11504

Non rientra nella comunione legale l'immobile che, promesso in vendita a persona coniugata in regime di comunione legale, sia coattivamente trasferito, ex art. 2932 c.c., a causa dell'inadempimento del promittente venditore, al promissario dopo la separazione dei coniugi.

 

Dopo la separazione dei coniugi, l'acquisto ex art. 2932 c.c. è fuori dalla comunione

 

Con la sottoscrizione del contratto preliminare sorge per le parti l'obbligo di stipulare l'atto definitivo. Ma se tale obbligo resta inosservato la parte adempiente, che non voglia risolvere il contratto richiedendo il risarcimento dei danni oppure non voglia recedere trattenendo la caparra ricevuta o esigendo il doppio di quella versata, può chiedere e ottenere una sentenza che tenga luogo del contratto non concluso.

E' la c.d. azione di esecuzione specifica dell'obbligo di contrarre, prevista e disciplinata dall'art. 2932 c.c. che ha la finalità di far conseguire lo stesso risultato economico e giuridico derivante dal consenso non prestato.

La sentenza che accoglie la domanda ha natura costitutiva e non è suscettibile di esecuzione in senso stretto, bensì di attuazione, così che nel caso di vendita di immobile, la sua attuazione si realizza mediante trascrizione.

Fatta questa doverosa premessa per inquadrare la sentenza in commento, la Suprema Corte ha respinto il ricorso promosso dalla moglie tendente a sentir dichiarare che l'acquisto dell'immobile avvenuto in forza di sentenza ex art. 2932 c.c., dopo che era intervenuta la separazione dei coniugi, era da ricomprendersi nella comunione dei beni, regime legale del matrimonio.

Cosa era successo?

Nel caso concreto il marito aveva siglato con una società immobiliare un contratto preliminare di acquisto avente ad oggetto un appartamento.

Successivamente la società si era resa inadempiente così in base a quanto stabilito dalle norme civilistiche era divenuto titolare della proprietà dell'immobile. Nel frattempo i coniugi si erano anche separati.

La ex moglie eccepiva in Cassazione che se la ragione della comunione legale risiede nell'esigenza di far beneficiare i coniugi di tutti gli incrementi economici acquisiti al loro patrimonio, non comprendeva il motivo per cui l'acquisto di un diritto di credito dovesse esserne escluso, trattandosi anche in tal caso di un incremento patrimoniale. Quindi secondo la tesi della ricorrente «ritenere compresi negli acquisti anche i diritti di credito risponde appieno alla finalità perseguita dal legislatore della riforma del 1975 che è stata non solo quella di dare attuazione al principio di parità e solidarietà tra i coniugi ma anche quella di parificare la partecipazione dei coniugi alle ricchezze e agli incrementi patrimoniali realizzati durante la vita matrimoniale». 

Sul punto, però, i Supremi giudici hanno puntualizzato come non possa rientrare nella comunione un diritto di credito sorto sulla base di un contratto preliminare stipulato esclusivamente da un coniuge.

La tesi della ricorrente, per quanto suggestiva, non ha influenzato la S.C. che si è attenuta all'orientamento prevalente e consolidato, secondo il quale non cade nella comunione legale il diritto di proprietà di un immobile che, promesso in vendita a persona coniugata in regime di comunione legale, sia coattivamente trasferito ex art. 2932 c.c., a causa dell'inadempimento del promittente venditore, al promissario acquirente, con sentenza passata in giudicato, dopo che tra questi e il coniuge era stata pronunciata la separazione.

La comunione legale dei beni è una comunione degli "acquisti" compiuti nel tempo della sua vigenza, ossia durante il matrimonio, e l'acquisto conseguente al vittorioso esperimento dell'azione ex art. 2932 c.c. ha efficacia con il passaggio in giudicato della sentenza di accoglimento della domanda. Di conseguenza, nell'ipotesi in cui al momento del passaggio in giudicato della sentenza che tiene luogo del contratto non concluso, il regime di comunione è cessato, l'acquisto non rientra nel regime di comunione legale.

In sostanza, nel caso di specie, l'acquisto perfezionatosi con il passaggio in giudicato della sentenza di accoglimento della domanda ex art. 2932 c.c. nel momento in cui tra l'attore, promissario acquirente, e il coniuge era intervenuta pronuncia di separazione, non poteva considerarsi acquisito alla comunione giacché tale regime patrimoniale era cessato per l'intervenuto passaggio in giudicato della sentenza di separazione.

D'altro canto, il diritto di credito era sorto a causa dell'inadempimento della società venditrice dell'immobile ed ha generato la titolarità dell'immobile piena ed esclusiva a solo carico dell'ex marito.

Logica conseguenza della sentenza è che in caso di preliminare stipulato da uno solo dei coniugi, l'altro non può vantare alcun diritto.

 

 Avv. Valeria Cianciolo

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