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  • martedì 7 marzo 2006

    L’indennità di fine rapporto è commisurata alla durata legale del matrimonio e può essere ripartita tra il coniuge superstite e l’ex coniuge. - Cass. sez. I, 7 marzo 2006, n. 4867

    - Ripartizione tra coniuge superstite ed ex coniuge -
    Il coniuge nei cui confronti sia stato pronunciato il divorzio ha diritto, se non passato a nuove nozze e sia titolare di assegno, a una percentuale dell’indennità di fine rapporto percepita dall’altro all’atto della cessazione del rapporto di lavoro. La percentuale è pari al quaranta per cento dell’indennità totale riferita agli anni in cui il rapporto di lavoro è coinciso con il matrimonio. Detta percentuale deve essere valutata con riferimento all’intera durata del matrimonio sino alla data del suo scioglimento senza che rilevi il venire meno della convivenza o l’instaurarsi dello stato di separazione, di fatto o legale, specie tenuto presente che la cessazione della convivenza non comporta immediatamente e automaticamente il totale venire meno della comunione materiale e spirituale di vita tra i coniugi. Non può dubitarsi della natura patrimoniale dell’obbligo – previsto dall’articolo 12- bis della legge n. 898 del 1970 – a carico dell’ex coniuge di corrispondere all’altro ex coniuge la quota, spettatengli per legge, del trattamento di fine rapporto percepita all’atto della cessazione del rapporto di lavoro. In caso di morte del coniuge tenuto alla prestazione, pertanto, detto obbligo, qualora rimasto inadempiuto, rientra nell’asse ereditario, gravando sugli eredi del de cuius e, quindi, nell’eventualità quest’ultimo sia passato a nuove nozze, sul coniuge superstite.