La causa di non punibilità di cui all'art. 649 c.p. si 

applica anche al convivente more uxorio. - Tribunale di Latina, 28 novembre 2003

La causa di non punibilità di cui all'art. 649 c.p. si applica anche al convivente more uxorio. - Tribunale di Latina, 28 novembre 2003

venerdì, 28 novembre 2003
Giurisprudenza | Diritto penale della famiglia | Merito

- Furto e non punibilità (624, 625, 649 c.p.) -
La "ratio" della causa personale di esclusione della punibilità ex art. 649 c.p., è costituita dalla protezione dell'unità familiare, interesse prevalente su quello del singolo a vedere tutelato il patrimonio nonché su quello dello Stato a vedere affermata la propria autorità. Ne consegue che, nel momento in cui lo stesso ordinamento: a) riconosce e tutela un'altra forma di aggregazione familiare come quella delle unioni di fatto, che a loro volta costituiscono, come la famiglia fondata sul matrimonio, il punto centrale della convivenza civile; b) riconosce, ammette e garantisce la dissolubilità del vincolo coniugale, tanto da far venir meno quel connotato di "stabilità e certezza" che ne costituiva l'elemento differenziale rispetto alla convivenza "more uxorio", diventa evidente che l'unica "ratio" dell'esclusione della punibilità deve essere ravvisata nella tutela non della famiglia in quanto tale, così come rappresentata dall'art. 29 cost., ma dei vincoli affettivi la cui durevolezza genera una stabile situazione di convivenza; da cui l'applicazione della disposizione contenuta nell'art. 649 c.p., anche al convivente della persona offesa. Può essere applicata la causa di esclusione della punibilità, prevista dall'art. 649 c.p., al convivente "more uxorio" che abbia commesso il reato di furto, utilizzando il procedimento dell'"analogia iuris" previsto dall'art. 12 comma 2 delle preleggi, in quanto le norme disciplinanti le cause di esclusione della punibilità non hanno natura eccezionale.

Focus on