L'addebito presuppone una condotta contraria ai doveri 

nascenti dal matrimoni che determina la intollerabilità della convivenza. - Cass. sez. I, 8 giugno 

2009, n. 13185

L'addebito presuppone una condotta contraria ai doveri nascenti dal matrimoni che determina la intollerabilità della convivenza. - Cass. sez. I, 8 giugno 2009, n. 13185

- Presupposti -
La pronuncia di addebito ai sensi dell'art. 151, comma 2, c.c., presuppone che uno dei coniugi abbia tenuto un comportamento contrario ai doveri nascenti dal matrimonio e sussista un nesso di causalità tra questo comportamento ed il determinarsi dell 'intollerabilità nella prosecuzione della convivenza. L'indagine sul punto, involgendo un apprezzamento di fatto, è riservata alla valutazione del giudice del merito ed è quindi censurabile in sede di legittimità soltanto qualora la motivazione che la sorregge sia inficiata da un vizio che dia luogo ad un'obiettiva deficienza del criterio logico seguito dal giudice nella formazione del suo convincimento, ovvero da una contraddittorietà fra le varie parti della pronuncia, oppure da una totale omissione della motivazione su di un punto decisivo. Non sono, invece, proponibili quelle censure che contengono un'autonoma valutazione dei fatti, sostitutiva rispetto a quella operata dal giudice del merito (in applicazione dei suesposti principi, la Corte ha confermato le decisioni dei giudici del merito, che avevano rigettato le domanda di addebito proposte da entrambi i coniugi fondate esclusivamente sulle querele, peraltro dall'esito ancora incerto, sporte dagli stessi per liti avvenute dopo la comparizione delle parti all'udienza presidenziale).

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