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  • Fossati Cesare - martedì 27 febbraio 2018 13:47

    Ancora sugli aspetti aberranti dell’attuale doppio binario giudiziario TO-TM

    Vi riporto il seguente caso: sentenza di divorzio albanese che dispone l’affido del figlio al padre e regime di visite per la madre; ostacoli al regime di visite madre-figlio da parte del padre; delibazione della sentenza albanese da parte della Corte d’Appello di Genova; persistenti ostacoli alle visite madre-figlio da parte del padre; successivo ricorso della madre per la modifica delle condizioni del divorzio nonché ex art. 709-ter c.p.c. al Tribunale ordinario a marzo 2017, tuttora pendente (rinvio a maggio 2018), con incarico ai servizi sociali per l’avvio di un percorso di supporto alle funzioni genitoriali ed al fine di “reintrodurre la presenza della madre nella vita del figlio, anche avvalendosi di un educatore” (...) nel frattempo, si apprende che il TM, su ricorso del PM in data 1.08.17, ai sensi degli artt. 333 e 336 c.c., ha disposto l’ascolto del minore, senza mai convocare i genitori, né curarsi di verificare la pendenza di procedimento nanti il TO, e con decreto del 21.02.18 ha sospeso gli incontri madre-figlio e archiviato la procedura (!).

  • Maffei Lucia Elsa - mercoledì 28 febbraio 2018 13:23

    Ciao Cesare, purtroppo devo dire, nulla di nuovo sotto il sole. Un'altra conferma del corto circuito giudiziario tra TO e TM e della grande confusione, per usare un eufemismo, che regna nei Tribunali italiani in merito ad una materia cosi delicata come le relazioni familiari ed i rapporti genitori / figli. Il tutto poi è ancor più inaccettabile se si considera che tali aberrazioni si amplificano nel caso di figli non matrimoniali, le cui vicende giudiziarie sono soggette anche alla discriminazione del rito camerale che governa non solo i procedimenti de potestate x artt. 330 - 333 c.c., ma anche i procedimenti per la regolamentazione delle modalità dell'affidamento, nel cui rito i c.d. provvedimenti provvisori, in quanto non muniti di decisività sono ritenuti non reclamabili e quindi durano per anni. Ti riporto un altro caso di corto circuito in cui il TO e il TM si ignorano o meglio si guardano "in cagnesco" da lontano, senza interagire e comunicare, studiando ognuno le mosse dell'altro, rimpallandosi le responsabilità e le decisioni e scaricando tutto sui Servizi sociali che a loro volta interpellati, rinviano nuovamente tutto ai Giudici! ecco il caso: a seguito di sottrazione internazionale di minore attuata mentre pendeva giudizio di regolamentazione affidamento di figlio non matrimoniale, la madre rientra in Italia spontaneamente con minore (di pochi anni ) mentre nel frattempo in virtù di Decreto TO viene concesso affido esclusivo c.d. rinforzato al padre italiano, con previsione della collocazione provvisoria della minore presso la madre in una casa messa a disposizione dal padre, sino a graduale reinserimento della minore nel contesto paterno, sotto il monitoraggio dei SS. A distanza di poco tempo dal rientro in Italia della madre con la minore, il padre senza rispettare il provvedimento, " sottrae" la minore alla collocazione materna seppur provvisoria (ma per la quale nessun limite temporale è stato previsto), impedendo di fatto alla madre di tenerla presso di sè ed anche di accudirla, vederla, incontrarla, parlarle anche al telefono. A seguito di tali illegittime condotte paterne, la madre propone ricorso ex art. 330/333 c.c. al TM mentre il padre propone ricorso ex 709 ter urgente per ottenere "ratifica " cambio collocazione della minore e sostanziale legittimazione/ratifica della propria condotta. Il ricorso ex art. 709 ter c.c. dinanzi al TO è di qualche giorno anteriore al ricorso dinanzi al TM. Alla prima udienza dinanzi al TO, anzichè ripristinare immediatamente la collocazione provvisoria della minore di soli tre anni presso la madre, in attesa del monitoraggio dei SS che garantissero il graduale reinserimento nel contesto paterno, il Giudice sostanzialmente ratificando il comportamento arbitrario del padre, chiede ai SS di attuare incontri atti a riavvicinare la minore alla madre con incontri in spazio neutro ( non si sa poi perche’!). Giunta l'udienza dinanzi al TM, il padre eccepisce incompetenza del TM e la madre insiste per adozione di provvedimenti di diversa natura quali quellei ex artt. 330 e 333; considerata anche richiesta del PM di indagini ai SS, il Giudice del TM acquisita la disponibilità delle parti a sottoporsi alla CTU psicologica, rinvia ad altra data in attesa di vedere cosa decide il TO. Alla seconda udienza dinanzi al TO, il Giudice ritenendo che i SS non abbiano indicato quale sia il miglior regime di affidamento / collocazione per la minore ( e come avrebbero potuto visto che non era quello il compito affidato nè vi è stata CTU), rinvia di altre tre mesi per acquisire nuove relazioni sugli incontri (...a che scopo?) senza comunque minimamente accennare a possibili provvedimenti ex art. 3330 / 333 c.c. con la conseguenza che ove il TM si dichiarasse incompetente, il TO non provvederà certamente su eventuali provvedimenti de potestate. A breve udienza del TM ....cosa deciderà? Molto probabilmente rinvierà ancora in attesa di sapere cosa deciderà il TO alla prossima udienza che molto probabilmente, a sua volta alla luce di relazioni simili alle precedenti rinvierà ancora in attesa di sapere cosa ne pensano i Servizi e cosi via ..... e intanto i mesi e gli anni passano e i minori stanno a guardare senza comprendere, privati ora dell'uno ora dell'altro genitore, piccole innocenti vittime di un sistema schizofrenico o come definirlo? Urge la riforma del Tribunale della famiglia ma anche ove si attuasse, rimane il problema serio di un apparato funzionante, veloce, competente, dotato di operatori del settore specializzati non solo da un punto di vista giuridico-normativo, ma anche caratteriale - psicologico poichè sempre più evidente è che per adottare decisioni in tale ambito, occorrono doti caratteriali non comuni, particolare sensibilità e inclinazione spiccata ad assumersi responsabilità, in un settore che ha a che fare con i legami familiari e soprattutto con i legami genitoriali, che tali decisioni possono recidere o condizionare irreversibilmente.