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Diritto di famiglia e deontologia professionale
Pubblichiamo la relazione tenuta dall'avv. Mauro Grego nel corso di un inconto di studio organizzato dalla sezione genovese dell'Osservatorio sul Diritto di Famiglia nella Sala Avvocati del Tribunale di Genova il 27/11/2008.

Diritto di famiglia e deontologia professionale

Sono stato invitato a “dire la mia” dagli amici della sezione genovese dell'Osservatorio sul Diritto di Famiglia in quanto evidentemente, essendo io un avvocato non proprio giovane, volevano essere sicuri di ascoltare parole che partano da lontano nel tempo.
Ciò perché essi sanno bene che, per studiare e approfondire qualsiasi argomento, bisogna essere consapevoli che “la vita deve insegnare a cogliere il senso del tempo, delle trasformazioni piccole e grandi cui assistiamo e che, tutte, concorrono a formare la storia”.
Infatti è continuo il passaggio del testimone ed oggi offro il mio: di tempo in tempo ci si accorge che i valori degli ideali rimangono il solo punto di riferimento della vita.
Perciò è giusto e inevitabile che io ricordi che nel 1945, quando ho iniziato a frequentare lo Studio di mio padre, molto era diverso anche e proprio  in tema di deontologia e in tema di diritto di famiglia.
Infatti allora non vi erano ancora regole formalizzate di deontologia: soltanto il richiamo all’educazione ed all’onestà.
Dunque regole “morali” e non norme di natura giuridica.
E non sempre ciò era sufficiente.
Ed anche nell’ambito del diritto di famiglia le regole erano diverse: ad esempio (come noto) la separazione giudiziale non era consentita per la semplice intollerabilità, ma occorreva l’offesa grave.
Anche per questo motivo sovente il livello di conflittualità era, tra le parti e tra Colleghi contrapposti, particolarmente esasperato.
E così da subito ho constatato che “il processo è un conflitto non risolto e, quindi, l’epilogo di una incomunicabilità”.
Infatti “la parola è agli avvocati dopo che non ci si parla più” e, sovente, “dopo che gli avvocati hanno preso la parola non si ritorna a parlarsi”.
Dunque  ho constatato che gli avvocati  possono essere portati non tanto a salvare un rapporto intersoggettivo fallito quanto a trarre sino in fondo le conseguenze di un fallimento.
E mio Padre, Avvocato, già allora mi predicava che a tutto ciò si deve rimediare con la specializzazione e con la deontologia, mezzi che contribuiscono  a ripristinare il dialogo intersoggettivo.
E poiché la nostra professione è e deve essere fondata sulla tradizione e sulla innovazione dobbiamo coltivare la attuale tendenza alla specializzazione ed alla rivalutazione della deontologia quali mezzi per assicurare l’equilibrio delle forze contrastanti:  ricerca di un risultato obbiettivo, adempimento al “servizio” che gli Avvocati devono compiere nello studio e nella preparazione per ottenere la corretta risposta umana e giudiziaria.
Autenticità e sincerità possono restituire valore all’attività dell’avvocato, con un riordinamento e miglioramento della nostra professione dall’interno per arrivare ad esprimere una capacità adeguata ai tempi, poiché, fra tutti, “il requisito che non ha confini territoriali è la professionalità”.
Dunque devono sorgere precisi interrogativi: come comportarsi in una determinata circostanza, quando astenersi da una certa condotta, quale scelta compiere di fronte ad alternative sul piano giuridico ed etico, astrattamente possibili.
E vi è da chiedersi se l’attuale codificazione deontologica sia in grado di cogliere tutti gli aspetti particolari delle attività difensive nel delicatissimo campo del diritto di famiglia e, in particolare, nella difesa del minore, oppure se vi sia la necessità di una specifica normativa, più approfondita ed aggiornata.  Se, dunque, vi sia la necessità di un codice deontologico più aggiornato, addirittura un sotto-codice di settore per il diritto di famiglia per ricomprendere adeguatamente tutti i possibili casi.
Ricordiamoci che una “funzione essenziale delle norme deontologiche è quella volta ad integrare le norme processuali, contribuendo a migliorare il processo”.
Infatti è pacifico che “la capacità della professione forense di stabilire canoni accettabili di condotta professionale è essenziale per il mantenimento della integrità e della efficienza del sistema giudiziario”.
“Il ruolo della deontologia non è sussidiario o secondario rispetto alle regole processuali, ma complementare ad esso: la deontologia è parte attiva nella identificazione del comportamento da tenere nell’ambito del processo”.

Avv. Mauro Grego. Foro di Genova.

 

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