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Claudio Cecchella e Gianluca Vecchio Il nuovo processo di separazione e divorzio Editore “Il Sole 24 Ore”, Milano, 2007.
Il contributo del Professore Claudio Cecchella e del giovane allievo Avvocato Gianluca Vecchio, per una sistemazione della disciplina, incoerente e lacunosa, delle recenti leggi 80 del 2005 e 54 del 2006 sul processo per separazione e divorzio, muove dalle considerazioni che sono contenute nella prefazione: «1. La materia familiare in genere e l’ambito particolare della crisi dell’unione matrimoniale ha vissuto vive nel secolo che precede e nello scorcio dell’attuale la dinamica storica incontenibile dei mutamenti legislativi, sul piano del diritto sostanziale e, quindi, inevitabilmente del diritto processuale. Si tratta tuttavia di una dinamica che, salvo gli originari episodi della riforma generale con la legge 151/75, sul diritto di famiglia, o della riforma del divorzio con le legge 898/70, non si è mai espressa in modo unitario e sistematico. Si sono infatti proposte nel tempo ondate di successive stratificazioni legislative, assai spesso incoerenti, particolarmente nell’ambito processuale, con la introduzione di mezzi speciali di cognizione, di natura sommaria (gli ordini di protezione ex artt. 242bis e ss. c.c.; la fase presidenziale nei riti di separazione e divorzio, artt. 705 e ss. c.p.c.; il frequente ricorso al rito camerale – non soltanto nell’ambito generale della giustizia civile minorile - ma in numerosi episodi, come quello delle modifiche ai provvedimenti di separazione e divorzio, artt. 710 c.p.c. e 9 legge 898/70), di natura ordinaria (il giudizio di merito nei procedimenti di separazione e divorzio, neppure regolati unitariamente tanto che l’interprete si aggrappa ancor oggi, ma con maggiori incertezze del recente passato, sull’art. 23 legge 74/1987, che consente di estendere alla separazione le regole del divorzio), una scissione delle giurisdizioni, tra giudice minorile e giudice ordinario, con un’assurda separazione di domande normalmente proposte unitariamente (come l’affidamento e il contributo di mantenimento del minore), una sequela di forme speciali di esecuzione (i sequestri e le forme di esecuzione diretta o breve dettate dagli artt. 148, 2° comma, 156, 6° comma, c.c., 6, 10° comma, e 8, 3° comma, legge 898/70) la cui compatibilità con i rimedi ordinari del libro III del c.p.c. è assai ardua. Questo fenomeno ha raggiunto l’estremo di una involuzione insostenibile con le recenti leggi 80/2005 e 54/2006, che sono all’origine della trattazione che segue. I più recenti interventi se da un lato hanno tentato di risolvere la cesura tra fase sommaria e ordinaria nei procedimenti di separazione e divorzio, dall’altro hanno lasciato insolute lacune preesistenti ingenerandone di nuove, come il coordinamento tra rito di separazione e rito di divorzio o la disciplina dell’appello nel processo di separazione. La legge 54, poi, nel risolvere la lacuna sulla impugnabilità dei provvedimenti presidenziali, ne apre di ben più gravi sui rapporti tra gravame, revoca e modifica e soprattutto sulla impugnabilità dei provvedimenti del giudice istruttore e propone all’interprete quell’enigma che è l’art. 709ter c.p.c. sul quale già si è espressa una babele di linguaggi. Senza poi dimenticare i dubbi che quest’ultima legge ha dettato sul riparti di giurisdizione, quasi a volere paradossalmente evidenziarne l’assurdità e imporre l’opportunità di mettere mano ad una riforma che riconduca ad unità le competenze e le giurisdizioni nella materia familiare. 2. Mai come oggi nella materia de qua, dove le implicazioni sociali delle regole introdotte è altissima e quindi il bene della certezza del diritto da tutelare con particolare attenzione, si impone la necessità di un ripensamento sistematico, che riconduca ad unità e razionalità gli istituti sostanziali e processuali, dove finalmente la giurisdizione sia unica, auspicabilmente innanzi al giudice ordinario, con un tribunale organizzato in sezione speciale, innanzi al quale si svolga un giudizio in una duplice fase, sommaria confluente in provvedimenti provvisori e urgenti (perché la regola che si impone alla controversia non può attendere nel diritto di famiglia), reclamabili innanzi al collegio e sempre modificabili e revocabili nel proseguo, al cui esito seguono - se volute (e senza che le misure interinali in mancanza perdano effetti) - forme ordinarie, destinate a confluire in una cognizione che raggiunga la stabilità del giudicato.Dove la prova e le difese delle parti siano coordinate alla diversità dei diritti dedotti, se indisponibili o meno. Dove si abbandoni definitivamente il modello camerale o lo si apra una volta per tutte alle garanzie difensive e del contraddittorio. Dove i provvedimenti personali seguano forme di esecuzione speciali in via breve che il giudice del merito, competente anche per l’attuazione, adegui alla mutevolezza della realtà e alla delicatezza degli interessi coinvolti e quelli patrimoniali possano anch’essi aprirsi a forme speciali che tutelino la prestazione anche futura, di cui sia dettata la compatibilità con le forme ordinarie del libro III. 3. Ma se l’auspicio è verso un nuovo intervento, all’interprete non resta che misurarsi con il magma, forgiandone i fondamenti su di un piano di razionalità e soprattutto di coerenza al massimo testo legislativo, la Costituzione, che continua ad essere nella difficoltà dei tempi, l’unico riferimento sistematico a cui attingere. È quanto si è tentato nella trattazione del nuovo processo di separazione e divorzio». La monografia rientra in una collana, curata dal Prof. Claudio Cecchella, denominata «Guida alle riforme del processo civile», di cui costituisce il sesto volume (preceduto da un volume generale sulla riforma, dai volumi sul processo sommario e ordinario di cognizione, sul processo esecutivo, sulla delega delle operazioni di vendita forzata, sull’arbitrato, mentre è in fase di pubblicazione un volume, il settimo, sul giudizio in Cassazione), aperta alle novità legislative che hanno sovvertito le basi e il sistema del processo civile, con una normativa non sempre tecnicamente ineccepibile. La ripartizione delle trattazione in otto capitoli, sulla competenza (G. Vecchio), sul nuovo rito sommario presidenziale (C. Cecchella), su reclamo, revoca e modifica dei provvedimenti provvisori (C. Cecchella), sulla trattazione del merito (G. Vecchio), sulla istruttoria (C. Cecchella), sull’appello camerale (G. Vecchio), sulla tutela d’urgenza (G. Vecchio), sulla nuova esecuzione dei provvedimenti personali (C. Cecchella), consente una ricostruzione di tutti i profili dei processi in esami, dalla cognizione alla esecuzione. Il volume è poi arricchito da un’appendice normativa, con evidenziazione mediante testo a fronte delle novità dovute dalle recenti leggi. (Rita Cialdella).
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