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  • lunedì 18 dicembre 2017

    Nonostante la contrarietà della fecondazione eterologa al nostro ordinamento, va tutelato l'interesse del minore nato con tali pratiche. Corte Costituzionale, sent. del 18 dicembre 2017 n° 272

    Il giudizio era stato deferito alla Consulta dalla Corte d’appello di Milano, che sospettava l’incostituzionalità dell’articolo 263 del Codice civile, nella parte in cui rendeva possibile il disconoscimento del figlio avuto con modalità diverse da quelle naturali anche quando quest’azione giuridica contrastava con l’interesse del piccolo.
    La Consulta ha respinto la questione di legittimità costituzionale, partendo dal presupposto che la verità biologica non è condizione necessaria per l'interesse del minore ma ha anche stabilito che, è necessario «riconoscere un accentuato favore dell’ordinamento per la conformità dello status alla realtà della procreazione, e che per attribuire la filiazione di un bimbo nato da un utero in affitto, bisogna innanzitutto considerare la grande contrarietà della pratica al nostro corpus giuridico. Se fosse per ciò solo, dunque, il piccolo non potrebbe esser ritenuto figlio di chi l’ha fatto "assembleare" e"gestare" a pagamento. Bisogna tuttavia verificare se questa soluzione sia o meno superabile alla luce dell’interesse del minore. Mentre vi sono casi in cui non è possibile disconoscere un figlio, sebbene non abbia elementi genetici in comune con il genitore, come nel caso di fecondazione eterologa con donazione ovocita, vi sono altri casi in cui questo è possibile, nell'interesse del minore, facendo riferimento a determinati criteri come «Durata del rapporto instauratosi col minore», «modalità del concepimento e della gestazione», «presenza di strumenti legali che consentano la costituzione di un legame giuridico col genitore contestato." La consulta definisce poi come intollerabile
    la surrogazione di maternità, che «offende in modo intollerabile la dignità della donna e mina nel profondo le relazioni umane", ribadendo la necessità di un bilanciamento fra interesse del minore ad essere riconosciuto e verità della filiazione.