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  • venerdì 7 luglio 2017

    Il medico ginecologo ha il dovere di informare la gestante di tutte le possibili conseguenze che comporta una diagnosi di malattia del feto – Cass. 28 febbraio 2017 n° 5004

    Secondo l'assunto dei genitori ricorrenti non fu portato loro a conoscenza da nessuno dei professionisti (ginecologo, genetista, laboratorio di analisi) che dalla trisomia x, diagnostica in gravidanza, potessero derivare alla nascita, in una certa percentuale di casi, danni mentali anche gravi a carico del bambino, sottraendo in tal modo alla madre la possibilità di scegliere consapevolmente se interrompere o meno la gravidanza. In primo grado la domanda veniva parzialmente accolta e secondo grado rigettata. La Cassazione sancisce, a latere di una serie di elementi di fatto che emersero in sede di istruttoria, che gli obblighi di informazione a carico del medico di fiducia sono complessi e il compito del professionista di fiducia non si esaurisce nell’indicare alla paziente la presenza della alterazione, ma esso e’ necessariamente comprensivo, in particolare ove gli sia stato richiesto, di un approfondimento in ordine alle conseguenze di tale alterazione, alle percentuali di verificabilita’, alle alterazioni della qualita’ della vita dei genitori e del nascituro ipotizzabili, alla riconducibilita’ di tali possibili conseguenze ad una scelta abortiva libera o alla indicazione se esse comportino rilevanti anomalie o malformazioni del nascituro che possano determinare un grave pericolo per la salute psichica o fisica della donna, tali da legittimare una interruzione della gravidanza oltre i primi novanta giorni. L’informazione dovuta deve essere in altre parole comprensiva di tutti gli elementi per consentire alla paziente una scelta informata e consapevole, sia che essa sia volta alla interruzione che se sia volta alla prosecuzione di una gravidanza il cui esito potrà comportare delle problematicità da affrontare.