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  • venerdì 7 luglio 2017

    La voltura catastale costituisce atto di accettazione tacita di eredità soltanto per il chiamato che la pone in essere. Cass. 6 aprile 2017 n° 8980

    Il giudice di prime cure dopo avere affermato che la voltura catastale, a differenza di atti aventi rilievo meramente fiscale, come la denuncia di successione, costituisce atto di accettazione tacita dell’eredita’, ha affermato che l’intervenuta volturazione dei beni in favore dei tre eredi, sin dal 1993 (a fronte di una successione apertasi nel 1992) impedisse la prescrizione del diritto di accettare l’eredita’ritenendo che tale volturazione era stata fatta appunto nell’interesse di tutti i coeredi, aggiungendo che non rilevava chi poi in concreto vi avesse proceduto, in quanto gli effetti dell’atto ridondavano a vantaggio di tutti i coeredi stessi. La soluzione alla quale e’ pervenuta la Corte distrettuale, affermando che l’accettazione tacita di eredita’ – pur potendo avvenire attraverso “negotiorum gestio”, cui segua la successiva ratifica del chiamato, o per mezzo del conferimento di una delega o dello svolgimento di attivita’ procuratoria – puo’ tuttavia desumersi soltanto da un comportamento del successibile e non di altri, sicche’ non ricorre ove solo l’altro chiamato all’eredita’, in assenza di elementi dai quali desumere il conferimento di una delega o la successiva ratifica del suo operato, abbia fatto richiesta di voltura catastale di un immobile del “de cuius”.La decisione gravata non risultava conforme a tale principio, al quale la Cassazione intende assicurare continuita, per il quale gli effetti della voltura, quale atto di accettazione tacita, si producono solo in favore di chi vi provveda, essendo anche necessario riscontrare per gli altri eredi, se vi fosse stata o meno la spendita del nome in occasione della presentazione della denuncia di variazione catastale, ovvero se il ricorrente avesse agito quale loro mandatario.