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  • venerdì 16 giugno 2017

    La qualità di erede non si dimostra solo attraverso la produzione della denuncia di successione, anche se assume un valore indiziario. Cass. 16 gennaio 2017, n. 868

    La vicenda trae origine da un caso in cui un soggetto subentrava in qualità di erede di altro soggetto indicato come originario titolare del diritto (nella specie rivendicazione della proprietà).La Corte stabilisce che per quanto concerne la delazione dell’eredità, l'onere probatorio consernente la qualità di erede non può essere assolto con la sola produzione della denuncia di successione: è idoneamente adempiuto con la produzione degli atti dello stato civile, dai quali è dato coerentemente desumere quel rapporto di parentela con il "de cuius" che legittima alla successione ai sensi degli artt. 565 e ss cod. civ.. D’altra parte, con riguardo all’accettazione dell’eredità, ai sensi dell’art. 476 cod. civ. l’accettazione tacita può desumersi dall’esplicazione di un’attività personale del chiamato incompatibile con la volontà di rinunciarvi, "id est" con un comportamento tale da presupporre la volontà di accettare l’eredità: secondo una valutazione obiettiva condotta alla stregua del comune modo di agire di una persona normale, l’accettazione è implicita nell’esperimento, da parte del chiamato, di azioni giudiziarie, che - essendo intese alla rivendica o alla difesa della proprietà o ai danni per la mancata disponibilità di beni ereditari - non rientrano negli atti conservativi e di gestione dei beni ereditari consentiti dall’art. 460 cod. Civ. In ogni caso, quanto al valore da attribuire alla dichiarazione di successione, sebbene non comporti ex se l’accettazione tacita dell’eredità, in quanto atto preordinato a fini essenzialmente fiscali, non di meno, in presenza d’un’attività costituente prova d’accettazione implicita, a sua volta assume valore d’elemento indiziario che nella prova stessa trova supporto ed al contempo nel medesimo senso la rafforza.