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  • venerdì 17 marzo 2017

    Quando il decorso del tempo rende inemendabile una pronuncia di adozione. Corte d'Appello di Torino, 11 marzo 2017

    La Corte d'Appello di Torino, ritrovatasi destinataria di un rinvio della Cassazione per riesame del merito di una procedura di adozione a distanza di ben sette anni, si trova a dover fare i conti con il dilemma costituito da un'adozione instaurata ormai da anni, con legami indissolubili tra la minore e i genitori adottivi e la ricerca di un principio di corretta applicazione delle norme in materia.
    I primi tre gradi di giudizio avevano dato rilievo ad un episodio in cui la bambina era stata lasciata in macchina per un tempo non brevissimo, nonché su un elemento di pregiudizio costituito dall'età avanzata dei genitori.
    L'assoluzione in sede penale per l'episodio dell'abbandono in auto aveva offerto ai ricorrenti la possibilità di promuovere azione revocatoria, all'esito della quale la Cassazione (13435/2016) riconosceva l'errore nel quale era incorsa con la pronuncia 25213/2013.
    Nel bilanciamento dei contrapposti interessi quel che era emerso non poteva essere valutato così grave da comportare la rottura dei legami tra un minore e la sua famiglia, alla luce dei principi fatti propri dalla corte EDU, dalla giuridprudenza comunitaria, costituzionale e di legittimità.
    Nei primi giudizi era latente ma ben presente un pregiudizio relativo all'età dei genitori biologici.
    La Corte torinese è chiamata a pronunciarsi nuovamente nel merito della questione relativa allo stato di abbandono alla luce dei principi richiamati dal giudice di legittimità ma anche a fare i conti con una sentenza di adozione passata in giudicato.
    Per la corte torinese l'ingerenza dello Stato nel caso di specie con riferimento alla famiglia biologica era giustificata da uno stato di abbandono non materiale bensì morale, dovuta ad inadeguatezza genitoriale, riconducibile a precise caratteristiche di personalità de genitori come valutate dagli esperti.