Per offrire il miglior servizio possibile il presente sito fa uso di cookies, anche di terze parti. Continuando la navigazione si autorizza l'uso dei cookies.
Leggi la Privacy e cookie policy OK
  • martedì 7 febbraio 2017

    Prevale il criterio del mantenimento dell’unità dei fratelli dopo la separazione dei genitori. Corte di Appello di Bari, decreto 16 dicembre 2016

    In pendenza di contrapposti ricorsi per la modifica delle condizioni di separazione fra coniugi, la Corte d'Appello di Bari, con decreto, individua come precipuo l'interesse dei figli ad essere uniti ed affidati al medesimo genitore.
    I fratelli non devono essere separati, ed infatti anche figlia più piccola della coppia viene affidata al padre, con il quale vivevano già i due fratelli più grandi. Afferma la Corte che sia "compito del giudice adottare la decisione che si appalesi più giusta, ossia tesa a contemperare il supremo interesse dei minori, tenuto conto della necessità di riconoscere le “loro esigenze” affettive, di preservar loro, la continuità delle relazioni parentali, attraverso il mantenimento della trama familiare, al di là di egoistiche considerazioni di rivalsa sull’altro genitore, del lasso di tempo trascorso dall’adozione dei provvedimenti temporanei ed urgenti in sede di separazione - nonché - della consolidata abitudine dei tre ragazzi di vivere con il padre e della necessità di garantire la persistenza del legame tra fratelli". Il padre, nel caso di specie, è stato individuato come l'unica figura di riferimento per i ragazzi. La figlia più piccola in sede di giudizio di merito era stata affidata alla madre, ma aveva espresso al ctu la volontà di vivere con i fratelli e il padre. Data la conflittualità fra i coniugi e il desiderio della piccola, viene pertanto sospeso il contributo economico a favore della madre in quanto collocataria della bambina e la stessa può ricongiungersi al padre e ai fratelli. L'unione dei figli presso la loro principale figura di riferimento pare essere quindi la soluzione migliore.
    LA Corte sottolinea poi come sia «da respingersi con decisione» il suggerimento della Ctu di disporre una fase intermedia di affidamento etero familiare in casa protetta. Infatti, secondo la Corte, tale misura «porterebbe i tre minori ad un ulteriore smarrimento, considerato che il giudizio prognostico deve essere effettuato nell’esclusivo interesse morale e materiale della prole, coinvolta nella disgregazione dell’unione familiare».